Quel fuoco che brucia tutto…

Quel fuoco che brucia tutto…

Non mi sono mai piaciuti gli incendi. Perché il fuoco è veloce e, in un attimo, si porta via tutto.

Negli ultimi anni, purtroppo, mi è capitato di assistere a due incendi, di sospetta natura dolosa. Entrambi si sono ripetuti nell’arco di poche ore. L’ultimo, la settima scorsa, proprio sotto casa mia.

Ho vissuto una scena apocalittica, con le fiamme alte, il crepitio assordante e gli elicotteri che si immergevano in quel fumo stranamente rosa a causa del tramonto. Niente di piacevole insomma, anzi siccome non mi interessa fare la figa che non ha paura di niente, vi dico serenamente che mi hanno mandato entrambe le volte in totale panico.

Ho superato già da tempo l’attaccamento alle cose. Le case si ricostruiscono, gli oggetti si ricomprano, ma la vita, quella, è qui e ora e non torna più, per lo meno in questa forma.

Passato qualche giorno, ho cominciato a riflettere sul significato che questo episodio poteva avere per me. Ho la totale convinzione, da parecchio tempo ormai, che le cose non succedano mai a caso e che, anche gli eventi peggiori, portano con sé un significato, che vogliamo coglierlo o no. Nella mia esperienza, se non colgo quel significato, non riesco a lasciar andare il sentimento negativo che mi ha suscitato. E credetemi, mai come in questa occasione, volevo a tutti i costi, mandarlo nel posto più lontano da me.

Così per prima cosa ho pensato di mettermi a studiare e ho scoperto che:

– Pitagora rappresentò il fuoco come il punto superiore del triangolo dei 4 elementi, simbolo dell’unità, del tutto.

– Nella Bibbia è il simbolo della creazione: “Et lux fuit!”

– Nella cultura giapponese è sia simbolo di forza costruttiva, creatrice e produttiva, sia di forza destrutturante e distruttiva. Non ha valenza positiva o negativa di per sé, semplicemente è

– In India è simbolo sacro dell’unione tra il visibile e l’invisibile.

– Per i nativi americani, Il fuoco è l’elemento potente per antonomasia, perché si espande velocemente e rappresenta la distruzione che precede la rigenerazione.

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Quel che è rimasto dopo l’incendio

Tutto bello, interessante, per carità. Ma non mi acquietava, mi sentivo sempre turbata.

E per me questa è l’indicazione che la cosa non è ancora risolta.

Poi un bel giorno, mentre facevo la mia preghiera del mattino, mi si è accesa una lampadina su un dettaglio che, guarda un po’, mi era sfuggito, quel “ripetuti nell’arco di poche ore”.

Eventi che si ripetono ciclicamente. Situazioni piacevoli o meno che incontriamo continuamente nelle nostre vite.

Avete presente? Lo stesso tipo di fidanzati, stesse situazioni lavorative, stessa tipologia di vicini di casa?

Se non sapete di cosa sto parlando, ma io credo che ad ognuno di noi capitino situazioni del genere, vi dico che questo tipo di eventi sono collegati ad un’unica parolina. Una parola che sembra complicata ma in verità spiega molto semplicemente tutto quello che ci succede: Karma.

Ora, non ho nessuna voglia di mettermi a fare qui un trattato di Buddismo o Induismo. Quello che posso dirvi è perché ho capito quanto fosse legato a me il fuoco in questo momento della mia vita.

Secondo la teoria (ma a me pare tanto “pratica” del karma) le cose accadono perché noi le creiamo, anche solo con il pensiero. E sono cose che vanno nella direzione del nostro cambiamento, positivo, felice, quello che insomma noi vorremmo per noi stessi, o meglio che la parte profonda di noi, quella pura, vorrebbe per noi.

Di solito tendiamo a ripetere certi comportamenti, a ritrovarci nelle stesse situazioni perché, anche se non ci fanno bene, LE CONOSCIAMO. In qualche modo ci fanno sentire AL SICURO.

Cavoli, siamo proprio delle testacce dure!

Non ci fanno bene, non ci piacciono ma ce le teniamo, belle e care come le comari pettegole degli anni ’60, sedute fuori dalle porte di casa.

Fare un’azione differente ci costa caro. Perché?

Perché non sappiamo dove ci porterà e la paura dell’ignoto è una bruttissima bestia, difficile da sradicare.

Qualche volta, però, a “salvarci”, a darci una “spintarella” arrivano degli episodi, degli eventi che possono sembrare gravi, traumatici ma ci costringono ad agire FINALMENTE in una nuova direzione, perché non c’è altra via d’uscita. O LO FAI O SEI MORTO (nel più delle volte parlo in senso metaforico naturalmente. Oh, Dio, nel caso del fuoco io ‘na valigetta l’avevo preparata!).

È un periodo della mia vita, un periodo che si è “innescato” 4 anni fa, che sto stravolgendo completamente la mia realtà, il mio modo di pensare, la mia creatività, le mie azioni, insomma tutto. C’è sicuramente in questo processo una forte dose di resistenza (la paura dell’ignoto) ma la mia vita ci sta andando, sta andando da un’altra parte. Lo sento chiaro, e questa chiarezza è sicuramente più forte di quelle “tanto amate” resistenze.

Come abbiamo detto? Il fuoco distrugge tutto quello che trova e da lì permette di ricostruire.

Ma badate bene, NON DA 0, dallo stesso terreno (me stessa), che prima aveva i roghi, le erbacce. Oggi invece è arso, è un paesaggio lunare, ma proprio in quello stesso terreno potrò piantare alberi e fiori che adesso, in questo momento, voglio germoglino nella mia vita.

E voi che ne pensate? Vi è mai capitata un’esperienza simile?

E come l’avete affrontata? Ci tengo sempre moltissimo a conoscere il vostro parere.

 

 

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