Finalmente… CIVITA DI BAGNOREGIO

Finalmente… CIVITA DI BAGNOREGIO

Nella mia pagina bianca, tra le immagini incollate, c’era anche Civita di Bagnoregio.

L’avevo presa da un vecchio libro di scuola di mia figlia.

Era da un po’ che volevo andarci anche se, confesso, fino all’anno scorso non ne conoscevo l’esistenza.

Poi le foto su IG e un film dato in tv poco tempo fa, hanno alimentato la mia curiosità.

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La chiamano “la città che muore” perché sorge su un colle di tufo e questo la rende fragile anche a causa dei torrenti che le scorrono alla base.

Rischia proprio di sgretolarsi su se stessa.

Il che rende questo piccolo borgo sospeso tra cielo e terra di un fascino quasi romanzesco.

Il fatto poi che, per accedervi bisogna attraversare un ponte sottile e lungo, ricorda quegli antichi racconti medioevali intrisi di leggende templari per cui, sapete bene, vado matta.

Chissà cosa si nasconde dentro quelle mura?

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Oggi è un minuscolo borgo abitato da pochissime persone (chi dice 11, chi 16) che, grazie al passaparola, è tornato a vivere. So che non è stata una scelta felice quella del ponte del 1° Maggio ma, se avessi aspettato il giorno in cui mia figlia non fosse andata a scuola e mio marito al lavoro, non saremmo mai andati insieme (insomma una cosa che accomuna tutte le famiglie normali, no?!).

In fondo è bastato partire presto la mattina per riuscire ad evitare la fila alla biglietteria d’ingresso (che invece verso ora di pranzo era lunghissima) e godersi il paese, i suoi archi, le viuzze, i cortili pieni di fiori e una vista che da lassù era davvero degna della fiaba più romantica.

Se pensate che sia complicato raggiungerla, vi smentisco subito perché Civita di Bagnoregio si trova proprio al centro del nostro stivale. Al confine tra Lazio, Umbria e Toscana.

Quindi equidistante da praticamente tutto.

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Una volta raggiunta Bagnoregio si parcheggia la macchina e si può scegliere se prendere la navetta o attraversare Bagnoregio e raggiungere l’ingresso di Civita a piedi.

Noi abbiamo optato per andare a piedi all’andata e per la navetta al ritorno, anche perché in questo modo siamo riusciti a visitare anche Bagnoregio.

Siccome ogni tanto mi sgridate perché non vi do tutte quelle notizie pratiche da travel blogger, questa volta faccio la brava e vi dico che:

  • Il parcheggio costa 1€ l’ora, 5€ per l’intera giornata
  • La navetta ha un prezzo di 1€ a persona
  • Il biglietto d’ingresso a Civita di Bagnoregio è di 3€ per i giorni feriali, di 5€ per quelli festivi

(i bambini fino a 14 anni non pagano)

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Per la rubrica “dove mangiare” posso dirvi di non perdere assolutamente le ricottine de L’ARCO DEL GUSTO, proprio a Civita. Io l’ho presa con miele e cannella e la mia girl con la nocciola. Non ho alcuna foto perché le abbiamo letteralmente divorate (ahahahah… comportamento da perfetta Instagramer), il che però vi conferma che sono buonissime.

All’ARCO potete anche mangiare naturalmente ma, visto che ad ora di pranzo era strapieno, abbiamo optato per tornare a Bagnoregio e, udite, udite, abbiamo preso dei panini in Macelleria. Tutti con prodotti locali e prezzi che non ricordo da quando ero bambina (2€ al panino). Naturalmente troverete trattorie e ristoranti se preferite fermarvi più a lungo ma noi volevamo fare una tappa a Bolsena e prendere un po’ l’aria del lago ché, se arrivate fino a Bagnoregio, è davvero un peccato non allungarvi fin lì.

 

Non sarebbe da me concludere questo racconto senza aprire una parentesi alcontrario.

I TEMPI LENTI DEI BORGHI

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Il forno ha finito il pane e NON LO RIFÀ perché ormai sono le 13 e sta per chiudere, turisti o no.

Dal lavandino del bar dove stai prendendo il caffè scende l’acqua a filo e le mie orecchie sentono bisbigliare: “Se continua ad arrivare gente, non ce la facciamo”.

Il macellaio, mentre imbottisce gli ultimi panini, dice: “Non ci aspettavamo tutta questa affluenza in questo ponte”.

Tutto questo accade ed io non posso fare altro che notarlo.

Noi siamo cittadine/i, abituate/i a tutto aperto h 24, che se vuoi una cosa, un posto lo trovi sempre.

Esigenti, senza orari, viziate/i.

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Beh, tutto questo forse lo abbiamo dimenticato. O forse non lo abbiamo mai conosciuto.

Io vengo dalla provincia, e ho conosciuto un tempo in cui i negozi chiudevano alle 13 e riaprivano alle 16,30. Un tempo in cui il pomeriggio era per i compiti e per il riposino (per qualcuno anche per le telenovelas sud-americane). Un tempo in cui il pane il tardo pomeriggio non lo trovavi più in panetteria, ed era giusto così. Mica si poteva sprecare.

Andare in questi piccoli borghi è un po’ riappropriarsi della lentezza di allora, di queste usanze legate ai tempi naturali della vita e viverle in pieno… che male non ci farebbe trasportarle nella nostra quotidianità frenetica… che forse tornare alle radici, alla terra, ci aiuterebbe a recuperare e ad avere cura delle cose che diamo sempre per scontate.

Per fortuna ci sono i nostri ricordi, mica solo quelli della mente, anche quelli dei sensi e forse basta poco, basta un contatto con la gente di questi luoghi, per far riaffiorare quei ricordi e tornare ad un ritmo più vero, più sano.

ENJOY!

34 thoughts on “Finalmente… CIVITA DI BAGNOREGIO

  1. Ciao! Ho letto il tuo post sorridendo! Sono originaria di Viterbo e sono felicissima di leggere che ora questa provincia stia avendo la giusta riconoscenza. A Civita andavo da bambina. Niente era a pagamento e arrivarci non era affatto facile.
    Ultimamente mi ero “spaventata” all’idea che le ondate di turisti potessero rovinare un po’ la magia e la sacralità di questo borgo e invece leggo che riesce a mantenerle. Sono molto felice, soprattutto perché è ancora possibile a scorgere la vera Civita che muore! Grazie per questo bel racconto e dell’autenticità che hai fatto trasparire!

    1. Grazie a te per aver condiviso la tua esperienza, sicuramente più “vissuta” della mia. Anche io ho sempre il terrore che alcuni luoghi che considero “sacri” vengano rovinati dalle ondate di turisti, ma qualche volta grazie a queste ondate riesco a scoprire chicche che non conoscevo.

  2. Belle queste città slow, i piccoli borghi dell’Italia, dove sembra quasi che il tempo si sia fermato ad uno stile di vita più vero e sostenibile! Se ne avrò la possibilità mi fermerò di certo a visitare Civita!

  3. Sono stata a Civita qualche anno fa quando il biglietto costava ancora 1,50€… Certo nei giorni festivi dev’essere un calvario visitarla…A me é piaciuta molto, soprattutto l’impatto che mi ha fatto appena l’ho vista… Quasi sospesa nel nulla

    1. Sì, anche io penso che, potendo, sia molto meglio visitarla durante la settimana. In ogni caso credo ne valga la pena 🙂

  4. Che meraviglia questa “città che muore”! Come dici tu, ha un fascino romanzesco! è da tanto che voglio andare a visitarla…devo assolutamente organizzare una gita!

    1. Se puoi, consiglio di andare durante la settimana, non nei giorni festivi, in modo da goderti il luogo senza folla e con un’atmosfera più veritiera

  5. Ne ho sentito tanto parlare di questo paese ma non ci sono mai stata. Dalle tue foto sembra proprio bello! Chissà, magari nei prossimi mesi organizzo una gita da quelle parti!

  6. Posso dare un parere in controtendenza? A me Civita di Bagnoregio ha molto deluso. C’ero stata qualche anno fa e allora sì, mi aveva colpito per questo suo senso di quasi abbandono e l’avevo apprezzata. Ma ci sono tornata l’estate scorsa ed è stato un disastro: un grande parco divertimenti, un luogo trasformato in funzione del turismo e totalmente snaturato. Sarà stata la giornata di grande affollamento, ma cose come la “birra di Civita di Bagnoregio” che si scopre essere prodotta a Sarzana a me fanno venire le bolle. Spero solo che col tempo la voglia di attirare turisti viri verso l’idea di un turismo sostenibile. Così com’è ora, di sostenibile nel lungo periodo vedo ben poco.

    1. Vuoi poter essere controcorrente nel blog “alcontrario”? Ma sei la benvenuta! A parte gli scherzi, l’ultima parte del mio articolo voleva essere proprio una riflessione su quello che hai scritto anche tu. E l’idea che la gente locale non sia pronta al turismo di massa, secondo me, è solo positiva. Come scrivevo in un altro commento, si potrebbe fare una sorta di “numero chiuso” in modo da non far diventare questo borgo prezioso un luna park

  7. Credo che quando vengano mutate le usanze per adeguarsi ai “turisti” si perda il valore delle cose. Ne ho un esempio qui dalle mie parti dove diventa sempre più difficile trovare piatti tipici! Mi piacerebbe tanto visitare Civita ma viaggiando spesso da sola diventa difficile per me arrivarci coi mezzi pubblici 🙁

    1. La penso come te. Ci vorrebbe una sorta di “numero chiuso” che protegga i luoghi, le tradizioni e le persone stesse che questi luoghi li vivono

  8. Anche io vivo in un piccolo paesino di provincia dove alle 13 si va tutti a pranzo! Il pane lo trovi forse in salumeria dalle 16.30 ma il panettiere ed il pescivendolo sono aperti solo al mattino. Si vive secondo le tradizioni, ed anche se a volte (sbagliando) non lo apprezzo fino in fondo e mi lamento della mancanza di un cinema o di un club, negli anni ho imparato ad apprezzare la bellezza di una vita lenta, assaporata e indimenticabile! 🙂

    1. Sì, anche io mi lamentavo sempre che non c’era “abbastanza” nella mia città e, come ben sai, ho sempre optato per le grandi città come scelta di vita proprio per il mio bisogno di “ampiezza” o forse di “perdermi nella folla”. A distanza di tempo, però, quella lentezza mi manca un po’. Credo sia più salutare

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