Il coraggio della vulnerabilità

Il coraggio della vulnerabilità

Che questo per me è un periodo delicato, non ne ho fatto mistero.

Non sono una persona che considera la vulnerabilità una debolezza.

Credo siano momenti della vita.

C’è uno scritto buddista che recita: “Quando c’è da soffrire, soffri; quando c’è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia…”.

In questi momenti, non so per voi ma per me L’UNICA SOLUZIONE È IL NUTRIMENTO.

Ho bisogno di staccarmi da tutto e da tutti, di buttarmi in letture rinfrescanti, di ascoltare persone che riescano a toccare delle corde dentro, ho bisogno della bellezza dell’arte, di ricentrarmi su chi sono profondamente ritrovando la mia direzione.

Il problema è quando, come è successo nell’ultimo mese, si accumulano situazioni su situazioni che richiedono la tua presenza, fisica e psicologica, che non ti lasciano nemmeno un secondo per quel famoso nutrimento e che si sommano al carico emotivo che hai già.

Insomma davvero ho schiodato, e di brutto.

 

“Prima di tutto, respira”, mi disse una volta una mia amica. Condividi il Tweet

 

Più che respirare, avevo una specie di asma 😀 ma l’ho fatto.

E ho cercato nutrimento.

Il nutrimento che ho trovato è talmente succulento che non potevo non condividerlo con voi.

 

LA RICERCATRICE DELLA VULNERABILITÀ

Alt= Vulnerabilità Vivosa
It’s me 🙂

Mi riferisco a un TED, di una donna, una ricercatrice, che col suo fare da texana combattente ed allo stesso tempo ironica (mi ricorda qualcuno che conosco bene), parla di vulnerabilità.

Attenzione, di VULNERABILITÀ COME CHIAVE DELLA CREATIVITÀ, DELL’INNOVAZIONE, DEL CAMBIAMENTO!

Và che questo discorso mi interessa”, ho pensato e, in un’alba insonne, ho finalmente trovato il tempo di nutrirmi.

Brene Brown, questo il suo nome, parla dei suoi anni di ricerca, della difficoltà di comprendere la vulnerabilità, dell’esaurimento (che la sua analista ha definito “risveglio spirituale”) che ne è conseguito – hey, non vi preoccupate, sembrano robe pesanti ma vedrete che riderete moltissimo durante il suo discorso – e delle conseguenze che ne ha tratto.

Di una in particolare: “L’unica cosa che divide le persone che hanno un forte senso di amore e di appartenenza da quelle che non lo hanno è che le prime credono di meritarsi amore ed appartenenza…  La nostra paura di non meritarci la connessione, ci tiene lontani dalla connessione stessa”.

Queste persone che lei ha chiamato “DI TUTTO CUORE”, hanno tre caratteristiche:

  • CORAGGIO = dal latino cor, che non è audacia ma il cuore di essere imperfette/i
  • COMPASSIONE = essere gentili prima di tutto con se stesse/i
  • CONNESSIONE = come conseguenza dell’autenticità, allontanarsi da quello che si pensa di dover essere.

 

Lei dice: “Per creare un vero rapporto di connessione, dobbiamo essere visti… Dobbiamo entrare nella vergogna, camminarci dentro e cercare la nostra strada”.

Ed anche se quando lo faremo, un certo folletto interiore, che sono certa tutte/i noi conosciamo bene, ci dirà “Non sei mai abbastanza, chi ti credi di essere” e ci ricorderà tutti i nostri fallimenti, uno ad uno, senza dimenticarne nessuno; sarà lì che capiremo che

“ACCETTARE LA VULNERABILITÀ È ASSOLUTAMENTE NECESSARIO”.

Brene Brown parla della vulnerabilità come della CULLA DELLA GIOIA, della vera felicità. Insiste sul fatto che noi tentiamo di addormentare la vulnerabilità, mentre SIAMO IMMERSI IN UN MONDO CHE È VULNERABILE. Continua dicendo che se addormentiamo le emozioni che reputiamo negative come la vergogna e la paura, sopprimeremo di conseguenza anche gli affetti e le emozioni positive.

Invita a lasciarci osservare profondamente, ad essere grate/i e gioiose/i nei momenti di terrore, A SMETTERE DI URLARE PER INIZIARE AD ASCOLTARE e, questa in particolare mi è piaciuta molto, a NON RENDERE I BAMBINI PERFETTI.

Anzi dir loro: “Non sei perfetta/o. Sei nata per lottare e meriti amore e senso di appartenenza”.

 

Il periodo è ancora molto duro e non so quando ritroverò la mia strada ma in qualche modo mi sento fiduciosa.

Già da qualche tempo non ho più paura di essere vista, non ho vergogna della mia vulnerabilità e ci sto camminando proprio dentro.

Voglio lavorare ancora su quell’ “essere gentili prima di tutto con se stesse/i” che non è mi è così immediato.

 

Un solo dubbio mi è rimasto: il nostro mondo (e non parlo della società, ma proprio quello più vicino, della famiglia, degli amici, dei colleghi) è pronto a vederci allontanare da quello che pensiamo di dover essere? E noi per prime/i lo siamo?

 

Vi lascio i link dei TED di Brene Brown e vi consiglio davvero di cuore di prendervi del tempo per ascoltare le sue parole con l’augurio che più persone accettino di mostrare la propria vulnerabilità per vivere in un mondo senz’altro più coraggioso.

TED – BRENE BROWN: IL POTERE DELLA VULNERABILITÀ

TED – BRENE BROWN: ASCOLTARE LA VERGOGNA

 

2 thoughts on “Il coraggio della vulnerabilità

  1. Come tu stessa in qualche post passato insegni: GRAZIE. Incredibilmente ho trovato tante coincidenze, in queste tue righe, mi fanno pensare a me, ma anche a Sarah, che domani compirà gli anni e che – come sai – è in un periodo difficile che non molla. Proprio un’ora fa ho scritto un pezzo per lei e parlo appunto del bisogno di mollare la perfezione. Quelle paure che le vengono sempre, io spesso le chiamo “folletto”, come hai fatto tu. Infine che la connessione ce la impediamo perché abbiamo paura di non meritarla: altra verità sottile e, pure, fortissima. Sai che sono molto sensibile su queste cose, e anche io, come te, nei periodi di crisi faccio ricerca e cerco di dissetare bisogni profondi. Mi segno il TED. Grazie ancora, carissima. Un abbraccio.

    1. Ed io ringrazio te. Devo dire che questo TED è davvero rivoluzionario. Forse non dirà cose rivoluzionarie ma il fatto di renderle così chiare e trasmetterle con questa semplicità, beh, per me è stato come uno schiaffo in faccia, o forse una carezza. È sottile, come dici tu, e sicuramente non facilmente applicabile, soprattutto per chi non è cresciuta/o pensando di meritarsi amore e senso di appartenenza.

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