KINTSUGI: RIPARARE LE FERITE CON L’ORO

KINTSUGI: RIPARARE LE FERITE CON L’ORO

È mattina. Molto presto.

La mia casa dorme ancora.

Il silenzio intorno a me è rotto solo da qualche cinguettio fuori dalla finestra e dal fedele ronzio del frigorifero.

Il caffè fuma nella mia tazzina.

Ci sono momenti che non sai collocare nel tempo.

Forse perché li hai vissuti molte volte in epoche diverse della vita.

Questo è uno di quelli.

Potrei essere in un lontano 1992, adolescente e ombrosa, con un cuore che brama rivincita e una mente ambiziosa.

Potrei essere ancora più in là nel passato, bambina che tenta di non far rumore, di non disturbare ché mamma ha altro a cui pensare.

Potrei catapultarmi alla laurea, quando quel senso di rivincita sembrava essersi placato.

O più avanti alla fine di un amore malato che ha messo k.o. la sicurezza in me stessa.

In silenzio.

Alle prime luci dell’alba.

Io intera, eppure piena di cicatrici.

 

L’ARTE DEL KINTSUGI

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Il mio personale Kintsugi

 

Poi un giorno senti un termine, di quelli un po’ strani, giapponesi: KINTSUGI.

È una tecnica per gli oggetti andati in frantumi, caduti, scivolati, rotti nel loro unico modo, in quel determinato momento.

Kintsugi insegna a non buttare via i cocci, a metterli insieme, a riparare gli oggetti e impreziosirli con polvere d’oro.

L’oro rende ancora più evidente la ferita, ops, la crepa.

QUELL’ORO LA ILLUMINA, LA MOSTRA, NE FA PARTE INTEGRANTE.

Cavoli, questi giapponesi quante ne sanno!

 

E le tue cicatrici? Stranamente adesso le osservi con un altro occhio.

Cominci a vederle brillare, a notare l’oro con cui sono saldate e SCOPRI CHE QUELL’ORO SEI TU. Perché sei tu che di quelle ferite ne hai fatto qualcosa, sei tu che, anche se hai sofferto maledettamente, ti sei rimessa/o in carreggiata.

Sei tu che le hai disinfettate e NE HAI FATTO LA TUA OPERA D’ARTE, la tua preziosa opera d’arte.

Che l’arte, si sa, non si può giudicare, la si può solo respirare, assaggiare, imprimere dentro. Non è bella né brutta. Comunica. Emoziona. A volte disgusta. A volte commuove.

NON SERVE GIUDICARMI. NON SERVE GIUDICARE. NÈ DENTRO, NÈ FUORI.

Mi tocca ricordarmi, ancora una volta, che sono preziosa esattamente come qualunque altro essere vivente.

Non meno, non più.

Che sono qui sulla terra adesso e che ho un’unica sola missione: vivere esattamente come la persona che sono, offrire al mondo il suo unico talento, mostrarsi nella sua interezza, cicatrici comprese…

… CHE NON È DEBOLEZZA, È LA MIA UNICITÀ.

LA TUA UNICITÀ.

46 thoughts on “KINTSUGI: RIPARARE LE FERITE CON L’ORO

  1. Io adoro i giapponesi .. non conoscevo questa tecnica ma – nel pensiero – la trovo molto simile allo stile d’arredamento wabi sabi .. che accetta l’imperfezione degli oggetti mettendoli anzi al centro dei contesti, trasformando il loro non essere precisi e curati in qualcosa invece di assolutamente perfetto =)

    1. Bene, allora questo articolo è servito ad entrambe perchè io non conoscevo lo stile wabi sabi e quindi andrò a scoprirne di più. Grazie!

    1. Ah, sicuramente hai toccato un tasto fondamentale: le rughe! Cosa può raccontare di più di un volto delle sue rughe? Credo che bisogna imparare ad amare anche quelle 🙂

    1. Io più che per riparare, direi proprio per illuminarle, per renderle preziose, proprio come l’oro, che preziose/i siamo tutte/i noi.

  2. la filosofia giapponese ci fa le scarpe per la sua profondità e tradizione sapevo anche io del kintsugi ed è davvero bellissimo come rituale

    1. In effetti anche a me piace lasciarmi stupire dalla filosofia orientale ed, in particolare, trovo quella giapponese molto raffinata, non solo nel rituale ma anche nel pensiero.

  3. Avevo già sentito parlare di questa tecnica, ma con questo articolo ho scoperto dettagli che non conoscevo. Una tecnica simile si usava in passato anche da noi per riparare vecchie stoviglie in porcellana.

  4. Bellissima questa “tecnica” del Kintsugi, ridare nuova vita a qualcosa di rotto non semplicemente incollando i pezzi alla meglio ma addirittura abbellendolo, a mio avviso, e trasformandolo grazie a l’oro. Le mie cicatrici quelle vere, quelle tangibili e visibili, non quelle interiori, non sono state “ricucite” con tanta arte…..

  5. Incredibile come questo post sia in sintonia con le mie, intime, riflessioni di questo periodo. E grazie per avermi ricordato la tecnica giapponese in questa malinconica serata autunnale.

  6. Adoro quella filosofia, di cui avevo sentito parlare tempo fa.. mi ha aiutato quando la vita mi ha regalato delle ciccatrici profonde, ma ora quando le riguardo mi sento orgogliosa di me e dei miei pezzi, anche se non brillo di certo come l’oro.. magari chissà tra un po’ 😉

    1. Chi lo sa, magari tu non riesci a vederlo l’oro però c’è, soprattutto se, come dici tu, sei orgogliosa dei “tuoi pezzi”. Un caro saluto.

  7. Un incipit favoloso , il momento della colazione al mattino seduti in cucina con la propria tazza di caffè, un momento senza tempo, vissuto così tante volte, dove la nostra mente è ancora in bilico tra sogno è realtà è ci si ripensa con immagini di altri mondi.

  8. Kintsugi sembra davvero una metafora che si può applicare alla nostra vita, alla nostra unicità e bellezza. La debolezza è la nostra forza, i cicatrici sono le nostre mappe segrete delle storie personali che ci aiutano a trovare un lato positivo in qualunque situazione.

    1. È bella l’idea delle cicatrici come “nostre mappe segrete”. Devo rivederle anch’io in questa ottica. Grazie mille per questo spunto 🙂

    1. Infatti è così: una metafora vera e propria. Come dici tu, noi siamo abituate/i a buttare via tutto subito e a sostituire con qualcosa di nuovo. Qualche volta può essere utile anche questo, ma altre volte dai cocci, può nascere qualcosa di estremamente bello.

  9. Cosa posso dire adesso? Come sempre sei riuscita a toccare un argomento molto profondo e personale e lo hai fatto con una delicatezza tale da sconvolgere. Portiamo tutti delle cicatrici che lasciano il segno, di quelle che non si vedono sulla pelle a volte, ma che bruciano beffarde dentro di noi. E restano parte integrante di noi, restano parte della meravigliosa persona che siamo. Perché anche se hanno fatto male e ancora lo fanno, forse è anche grazie a loro che adesso possiamo brillare in maniera diversa. Un abbraccio forte a te Noemi, non posso che dirti questo! <3

    1. Spero di non aver sconvolto troppo 😉 Mi piace l’idea di poter brillare, quasi con quel concetto della rete di Indra, in cui la luce di uno riflette quella dell’altra. In questo modo brillare insieme ha un significato ancora più ampio del brillare semplicemente da sole/i.

  10. La cultura Giapponese è piena di sorprese, conoscevo già questa tecnica di riparare ed abbellire gli oggetti rotti e penso sia qualcosa di stupendo.
    Il tuo articolo fa uscire tutto ciò che la parola Kinstugi comporta, mi hai davvero emozionata.

    1. Ti ringrazio di cuore. In effetti la cultura giapponese nasconde sempre segreti incantevoli e metaforici, da adattare alle nostre vite quotidiane.

  11. Sono quei momenti di intimità con sé stessi che non so come… segnano un passo, come un grande evento. Forse perché non ci fermiamo mai, se non per aggiustarci, appunto. E quando ci aggiustiamo non vediamo che le lacrime e i dolori sono amalgame d’oro. Lo vediamo solo poi, forse si trasformano col tempo.

    1. Mi piace molto il concetto di “aggiustarci”, come un rimettersi in linea, e poi in cammino. E poi come dici tu, dopo un po’ di tempo, ti volti indietro e vedi l’oro che hai creato. Grazie!

  12. Le nostre cicatrici, gli sbagli le ferite ci rendono le persone che siamo. Può sembrare banale o una frase fatta ma é terribilmente vero

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