Preadolescenza, si salvi chi può!

Preadolescenza, si salvi chi può!

Avete mai sentito il termine “preadolescenza” quando voi eravate pischelletti?

A parte il fatto che questa domanda possa farci sentire tutte/i un attimo agé, come quando sentivamo i nostri genitori dire “ai nostri tempi…” e, diciamolo, sembravano vecchi bacucchi nel pronunciare queste fatidiche parole.

In verità “ai nostri tempi” c’era benissimo la preadolescenza, solo che non se ne parlava.

Esisteva l’infanzia, l’adolescenza e poi l’età adulta.

Allora facciamo un attimo chiarezza.

COS’È LA PREADOLESCENZA

Il vocabolario ci dice che la preadolescenza è:

Nel linguaggio psicologico e pedagogico, la fase che precede lo sviluppo puberale (compresa fra i 10 e i 14 anni), caratterizzata da un rapido accrescimento somatico e da un incremento delle pulsioni sessuali.

Fisicamente è il primo momento di maggior cambiamento dalla nascita. Le/i nostre/i figlie/i cominciano ad avere l’aspetto di piccole donnine e piccoli uomini e, fisicamente e psicologicamente, vivono i primi grandi stravolgimenti.

Cosa significa questo tradotto nella nostra realtà quotidiana?

Cambi di umore che Shining a confronto è una sorta di passeggiata su un prato fiorito.

Voglia di indipendenza non supportata da spirito organizzativo che vuol dire: “Mamma, noi oggi pomeriggio usciamo” = non si sa chi è “noi”, non si sa “a che ora”, non si sa “dove”, l’appuntamento è una parola sconosciuta e il cellulare è utile per fare video (su cui non emetto giudizi), non per rispondere alle telefonate di noi mamme (perché naturalmente “avevo dimenticato la suoneria bassa”).

Noi genitori moderni che NON siamo attaccati come cozze alla nostra progenie e decidiamo che, sì, dai, è il momento di lasciarli andare, che forse il concetto della responsabilità gli è entrato in testa. Noi orgogliosi di distaccarci da quei genitori con la mania del controllo, di quelli che abbiamo letto i libri, che abbiamo parlato con psicologi illuminati… niente da fare! SBAGLIAMO ANCHE NOI.

Noemi, torna seria.

Detto che il mestiere di genitore non ha formazione esaustiva, che bisogna necessariamente evolversi insieme alla/al bambina/o, che il più delle volte facciamo errori (mettiamoci il cuore in pace), abbiamo bisogno della buona, vecchia e saggia “via di mezzo”.

Tra gli 11 e i 14 anni abbiamo a che fare con esseri umani dal corpo da mini-adulte/i e testa da bambine/i. Insomma il rischio è quello di considerarli “grandi” prima del tempo, di lasciarli andare verso l’adolescenza senza paracadute.

FACCIAMO UN PATTO

C. immersa nello studio

Io trovo molto utile la tecnica dei patti di Monty Roberts, per chi non lo conoscesse, un uomo che ha rivoluzionato il mondo dei cavalli e, per quanto mi riguarda, il mondo in generale.

Naturalmente non vi sto dicendo di considerare le/i vostre/i figlie/i come cavalli, ma di sperimentare una modalità d’approccio che personalmente a me ha dato parecchi buoni risultati.

Patto vuol dire “Io mi fido di te”. Non è una punizione che, per quanto mi riguarda, non ha portato mai a nulla. Questo metodo È BASATO SULLA POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE GLI EFFETTI, sia sulle azioni positive sia su quelle negative.

Patto vuol dire guardare mia figlia negli occhi, stringere la sua mano e dirle: “Credo in te e se, però, hai bisogno di me, sono qui”.

Dice Monty Roberts:

“… c’era un tempo in cui stringere la mano ad un uomo e guardarlo dritto negli occhi era considerato più vincolante dei contratti legali…. Sarebbe meraviglioso se fosse lo stesso anche oggi… i vostri figli potrebbero essere considerati dei veri eroi se la gente sapesse che si può contare sulla loro parola”.*

CHIARAMENTE NEMMENO NOI GENITORI ABBIAMO SCUSE NEL RISPETTARE I PATTI.

Se mia figlia mi chiede un pomeriggio di gioco insieme senza distrazioni, io mi impegnerò a rispettare questo nostro momento insieme senza cellulare o altro che mi distragga.

I genitori non devono intervenire, né per incoraggiare un’azione positiva, né per scoraggiarne una negativa. Si devono invece ricordare che l’importante è la decisione del bambino”.*

Questo ci permette di vivere anche un comportamento negativo con un minimo di distacco, lasciando che la/il bambina/o possa comprendere che quell’azione non è buona per lei/lui e non perché mamma e papà dicono che non va bene.

È un impegno, certamente, ma è un impegno che sento crea un valore e che porta a risultati concreti. E soprattutto non viene vissuto con pesantezza, anzi a volte si trasforma in una bella sfida con se stesse/i che dà parecchia gioia.

Almeno nel mio caso è stato così.

CONCLUSIONI APERTE

Non ci sono regole preconfezionate per affrontare i momenti di cambiamento. Pensare però che, prima o poi, passi, non è sempre una buona idea. A volte è così, passa e si va avanti, altre volte alcuni avvenimenti che per noi adulte/i potrebbero sembrare di poco conto, per loro possono diventare grandi traumi che si sedimentano nella loro mente, nel loro cuore.

Forse potremmo tornare indietro nel tempo e ricordarci di quando una compagna di classe mi prendeva in giro per i miei vestiti non griffati, di quando mi iniziava a battere il cuore per X, di quando mi vergognavo per le mie tette ingombranti e scomode per lo sport e ancora non sapevo che fossero ambite da molte donne ben cresciute.

Forse dovremo ricordare di più e dedicare a questi esserini, ormai alte/i come noi, l’attenzione che meritano senza fare l’errore di considerare i loro problemi poco importanti e/o da niente.

Per lo meno io voglio impegnarmi a farlo.

Suggerimenti?

*Join-up. La saggezza del cavallo per l’uomo – Monty Roberts

42 thoughts on “Preadolescenza, si salvi chi può!

  1. Aiutoooo! Il mio bimbo ha ancora pochi mesi e spero rimanga sempre così dolce anche se già me lo immagino uscire di casa con jeans strappati e pettinatura punk ahahah

    1. Non preoccuparti. C’è una fase per ogni momento della vita. Alla fine anche questa non è male. Io e mia figlia siamo abbastanza complici e questo può avvenire solo quando sono più grandi 🙂

  2. articolo molto interessante, riconosco molto bene la situazione poiché ho due fratelli più piccoli di me. mia sorella, ora ha iniziato l’adolescenza, si salvi chi può!

    1. Direi che tu ne hai uno anche in adolescenza e forse la situazione evolve ancora ad un passo successivo. Mi sa che mi potresti essere d’aiuto tu tra qualche tempo.

  3. Immagino quanto sia difficile da gestire oggi, in cui i tempi di infanzia, pre adolescenza, adolescenza di fondono, modificano, variano da luogo a luogo e da persona a persona. presumo sia una costante messa in discussione per i genitori

    1. Sì, è vero. Bisogna evolversi, evolversi, evolversi, senza pensare di essere arrivati a sapere tutto. Ma se la prendi come una bella sfida, non è poi così male.

  4. Ogni figlio è diverso dall’altro e ogni genitore è diverso dall’altro e insieme fanno una combinazione diversa all’ennesima potenza. Il consiglio (e te lo dico da mamma che è finalmente uscita dalla preadolescenza del figlio) è quello di parlare, parlare, parlare con i propri figli, anche quando ci tolgono “la pelle dalle ossa” e sembra che non ascoltino. Perchè qualcosa gli rimarrà… I valori…

    1. Rende perfettamente l’idea la tua espressione “ci tolgono la pelle dalle ossa”, eheh! Il tuo consiglio lo accetto volentieri perché anche io credo che non smettere di sperare e andare avanti nel dialogo sia sempre la cosa migliore. Grazie!

  5. io non ho figli. Se devo pensare alla mia adolescenza deco dire che ero una tipa abbastnza tranquilla……Mi ricordo che in quel periodo ero in fissa con tutto ciò che era borchiato…… sbalzi di umore? quelli non mi hanno abbandonata…..:D

    1. Infatti ognuna/o di noi è diversa/o, anche nell’affrontare certi cambiamenti fisiologici. E questo è uno degli aspetti che amo di più nell’essere umano. Siamo unici, collegati e anche molto diversi.

  6. Articolo davvero molto interessante, ormai ho passato la preadolescenza e l’adolescenza da un bel po! Bei momenti però! Non oso immaginare quando sarò mamma come mi comporterò!

  7. Devo dire che io da piccola/adolescente son sempre stata tranquilla e non ho mai avuto grandissimi problemi e mi sento fortunata per questo. Guardando spesso mia sorella capisco tantissimo le differenze che ormai ci sono tra i giovani di oggi e noi da piccole.

    1. Sicuramente adesso arriva tutto prima però non credo sia poi così diverso rispetto a quando noi eravamo al posto loro. In fondo è una fase e va presa per quella che è cercando di fare del nostro meglio, o almeno ci si prova.

  8. Io ho due bambine, una di 6 e l’altra di 1 e mezzo. Secondo me, la preadolescenza comincia prima, a giudicare ai momenti di totale isteria di quella grande! Comunque, io cerco di mantere la calma, coccolarla molto e di ascoltarla. Essere con lei con la testa e il cuore, è la cosa fondamentale.

    1. È vero. Fanno tutto prima. Le tappe sono più veloci di qualche anno fa, però alla fine mi rendo conto che ancora ha la testa da bimba. E non voglio cadere nell’errore di lasciarla “fare”la grande senza che abbia i mezzi per esserlo serenamente. Come dici tu, la cosa migliore è ascoltarle e coccolarle. Grazie per questo tuo contributo. Ne farò tesoro.

  9. Non ho figli ma ho cresciuto i miei fratelli (perché mia mamma è venuta a mancare giovane) quindi capisco benissimo alcuni meccanismi di cui parli. Ricordo benissimo gli sbalzi d’umore! 🙂
    Per quanto riguarda il patto sulla parola, io lo utilizzo. E ci resto male quando, dall’altra parte, non viene rispettato.

    1. Ti capisco benissimo perchè anche io, pur essendo adulta, tengo molto alla parola data. Mi piace avere a che fare con persone che fanno quello che dicono. Complimenti per quello che hai fatto con i tuoi fratelli. Non deve essere stato semplice.

  10. Non ho figli quindi non rieco ad immaginare cosa significa avere un figlio in una fase così delicata della vita. Ma ricordo perfettamente qunto filo da torcere ho dato ai miei e quanta pazienza hanno avuto.

    1. I fondo è questo uno degli aspetti fondamentali di questa età: sfidare i genitori. Il punto è che anche dalla parte del genitore, bisogna essere brave/i a ricordarsi che è una fase necessaria e che si può comunque vivere al meglio, o almeno ci si prova 🙂

  11. Ho 22 anni e nonostante sia ancora giovane, se non praticamente appena uscita dall’età adolescenziale, capisco. Vedo molti ragazzini che stano superando questa fase pre-adolescenziale e mi metto le mani tra i capelli. Ho paura per quello che avverrà in futuro quando la tecnologia sarà ancora più evoluta e i figli più “maturi” già a 10 anni, come sta succedendo già in questo secolo

    1. Hai ragione nel dire che a 10 anni sono più tecnologici ma non so se siano più maturi. Certe volte a me sembra che abbiano fretta di diventare grandi ma non abbiano ancora i mezzi psicologici per farlo.

  12. Ricordo benissimo il periodo della mia preadolescenza, nonostante non avessi idea che si chiamasse così. I cellulari e la rete non esistevano, i genitori (in particolare i miei) erano molto più tradizionalisti e rigidi. E io ero in costante fase di ribellione, di richieste, di sogni, di desideri. Sì, sono convinta che per un genitore sia l’età più difficile in assoluto in cui accompagnare i figli verso la maturità. I tuoi consigli sono molto equilibrati e vorrei li avessero letti anche i miei genitori, a loro tempo!

    1. È bello avere contributi come il tuo. Io cerco di ascoltare anche se non sempre è facile. Mi rendo conto che sono presa da mille impegni e dare attenzione a lei è a volte complicato, ma ci provo, con tutta me stessa.

  13. Non sono genitore quindi non potrò ancora capire cosa voglia dire avere un figlio che sta entrando nella preadolescenza, ma anche io come tutti ho attraversato quel periodo e so come ci si sente. Un vulcano sempre pronto ad eruttare; la ribellione per partito preso e le evoluzioni a livello fisico e mentale non aiutavano. Eppure con un buon aiuto da parte dei genitori, se ne esce vittoriosi e formati al meglio spesso. Buona fortuna 🙂

    1. La cosa che mi incoraggia è che, alla fine, ci siamo passate/i tutte/i e, a quanto pare, con le dovute attenzioni, ne siamo uscite/i vittoriose/i 😉

  14. ciao 🙂 non sono madre e quindi non posso parlare in questi termini ma mi ricordo della mia preadolescenza…Aiuto! Che periodo strano, pieno di dubbi, inquietudini e cambi di umore. Sarebbe servito ai miei un manuale o almeno un vademecum. Maria Domenica

    1. È sempre così difficile avere a che fare con i cambiamenti, figuriamoci a quell’età. Non so davvero se i manuali bastino 😀

  15. Parlo da figlia (adulta ma sempre figlia). La mia famiglia è sempre stata una di quelle a metà tra il severo e il malleabile. Però ammetto che di base anche se non ci stringevamo la mano, mia madre ha sempre dato fiducia a questa sua figlia un po’ sopra le righe. E ad oggi ci diciamo ancora quasi tutto senza liti senza discussioni né da adolescente né da adulta.

    1. Direi che avete conservato un ottimo rapporto. È sempre difficile capire cosa è giusto fare o meno. Ma credo che, alla fine, quello che conta è l’intenzione profonda.

  16. Non sono mamma, e parlo da figlia: i miei mi hanno sempre dato libertà, molta, perché aiuta a crescere. Devo anche dire che avendo moltissimo dialogo e potendo dire ogni cosa senza problemi, non ho mai nascosto nulla.

    1. Infatti credo che il modo migliore sia proprio quello che hanno adottato i tuoi genitori anche se, credimi, fare il genitore è tanto complicato. Come la fai, sbagli 😀

  17. Comincio a prender nota… No, sul minimizzare i problemi non credo di avere difficoltà, vengo da una famiglia dove ero perennemente considerata “esagerata” e così le mie emozioni, e quindi sto molto attenta a riguardo. Ma evitare minacce o sproni quando vedi il figlio in difficoltà o fare cose che non trovi buone, è dura. In sintesi io arrivo fino alla validazione dei loro sentimenti, ma credo di dover lavorare molto sulla loro libertà senza esprimere troppe opinioni: in fondo da un lato devono essere liberi, sono altro da noi. Ma dall’altro abbiamo il diritto anche noi alle nostre opinioni, a trasmettere quelli che per noi sono valori. Il punto, forse, sta nei modi.

    1. Come sempre, è tutto in divenire. Loro cambiano e noi dobbiamo cambiare con loro. Io non credo esista la ricetta perfetta ma sicuramente per noi adulti è necessario essere disposti a trasformare il nostro punto di vista. Incrociando le dita, faremo un buon lavoro 🙂

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