La direzione del cuore. Dove porterà?

La direzione del cuore. Dove porterà?

La settimana scorsa ho lanciato un sondaggio sulle Instagram stories e sulla Pagina Facebook.

La domanda era: “Se dico cuore, qual è la prima cosa che vi viene in mente?”.

A risposte immaginabili come amore, mamma, figli, coraggio, compassione, si sono aggiunte risposte più singolari come corsa e mare.

Tutte comunque avevano un comune denominatore: facevano riferimento a un sentimento positivo.

Certo, voi direte, in fondo parliamo di cuore.

E noi che siamo occidentali, figlie/i della cultura illuminista, abbiamo ben radicata nel nostro DNA la convinzione che tutto è uno e inscindibile.

Altre culture però la pensano diversamente.

Così spinta dalla mia natura multipotential che non si sta mai ferma, mi sono messa ad indagare un po’ in direzione del cuore.

Strane somiglianze

Sono andata a spulciare il significato della parola cuore nelle varie lingue del nostro sfaccettato mondo e, ad un certo punto, ho notato una strana similitudine: nella lingua ebraica e in quella giapponese, il significato della parola cuore ha degli enormi punti di incontro.

Voi direte: che strano? Due culture che sembrano così lontane?

All’inizio l’ho pensato anch’io ma poi mi è venuta in mente una cosetta: queste culture hanno conosciuto due personaggi particolarmente interessanti, Gesù e Budda.

Facciamo un attimo un passo indietro e ripartiamo dalla parola cuore.

La parola ebraica Lev (= cuore) può significare emozione, decisione, desiderio e anche ragione.

La parola giapponese Kokoro significa letteralmente cuore e mente ma non nel senso che noi diamo a queste due parole: vuol dire LA DIREZIONE CHE NOI DIAMO ALLA NOSTRA VITA IN QUESTO PRECISO ISTANTE. Vuol dire l’imprinting, l’intenzione in quel singolo istante.

Direbbe il buon Totò: “Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”.

Ed essendo un singolo istante, può cambiare continuamente: può essere positivo o negativo, può essere affettuoso o fastidioso, può essere determinato o svogliato. Tutto dipende dalla nostra scelta in quell’istante.

Insomma invece che di unico, parliamo di dualità.

Due ma non due

Foto fiori in bancarella di Unadonnaalcontrario
fiori di primavera

Tempo fa vi parlai di non separazione tra materia e spirito. Ma il concetto di dualità in oriente si estende a tutto: bene/male, giusto/sbagliato, rotondo/quadrato, bianco/nero e così via.

In fondo questo concetto che sembra tanto lontano è semplice.

Pensate ad una vostra giornata qualunque.

Nello stesso giorno possiamo essere felici se riceviamo una bella notizia, arrabbiate/i se nostra/o figlia/o ne combina una delle sue, tristi se perdiamo qualcuno a noi molto caro, determinate/i se vogliamo realizzare un desiderio.

E tutto questo convive nel nostro corpo, nel nostro cuore, nella nostra mente.

C’è un’altra curiosità: l’ideogramma per la parola Kokoro è un ideogramma aperto. Io non sono esperta di ideogrammi giapponesi ma so che la maggior parte sono chiusi. “Aperto” allora mi fa pensare alla possibilità di far entrare oppure di lasciar andare, senza limitazioni, creando un flusso libero e continuo che personalmente mi dà un certo senso di libertà e a cui non sono molto abituata.

Posso scegliere la direzione del cuore

“Dopo tutte queste belle e un po’ noiose informazioni, mia cara Noemi, che vorrai mai dirci?”

Sapete che mi piace l’idea di poterci confrontare apertamente.

In più sono una curiosa cronica (ma va?!) e questa roba che IN OGNI ISTANTE DI VITA POSSO SCEGLIERE, mi piace un sacco.

Cioè io, donnina della strada, posso dare un imprinting diverso alla mia giornata, anzi a quell’istante, a quel QUI e ORA tanto ostico per la mia mente razionale e unidirezionale?

POSSO SCEGLIERE e questa possibilità è solo mia.

Non dipende da qualcuno o dalla situazione che sto vivendo.

POSSO SCEGLIERE di gioire quando attorno a me sembra andare tutto a puttane (scusate l’Oxford style).

POSSO SCEGLIERE di piangere se un giorno mi sento crollare e non devo, non voglio dimostrare a tutti i costi d’essere forte.

POSSO SCEGLIERE se rimanere per terra dopo una brutta botta pure tutto il giorno, oppure rialzarmi e continuare ad avere ben chiaro dove voglio arrivare.

POSSO SCEGLIERE la direzione del cuore, del mio cuore.

Mi piace un sacco sì ma fa anche tanta, tanta paura.

42 thoughts on “La direzione del cuore. Dove porterà?

  1. Mi è piaciuta la tua chiusa sullo scegliere sempre e in qualunque momento! Gli attimi in cui si sceglie di seguire un guizzo interiore e far cambiare rotta alla propria giornata sono preziosissimi, almeno per me!
    Comunque anch’io pensando al cuore visualizzo subito coronarie e bypass 😀

    1. In effetti non è affatto semplice, ma noi siamo esseri umani, non robot, perciò dobbiamo anche aver pazienza con noi stesse/i mentre cerchiamo di andare verso la direzione del nostro cuore.

  2. Sai che mi piacciono moltissimo i tuoi “pensieri al contrario”! Ho apprezzato tanto il significato di Kokoro come ideogramma aperto e cosa può mai esserci di più aperto del nostro cuore? Aperto alle emozioni, al dolore, alla gioia, aperto al dono di sé all’empatia. Il cuore non può che essere aperto

    1. Grazie! I pensieri al contrario sono il mio modo per confrontarci senza mettersi sul piedistallo di chi vuole insegnare qualcosa. Anche io desidero andare verso un’apertura più grande della vita, del cuore, abbracciando ogni aspetto dell’esistenza 🙂

  3. un racconto davvero molto profondo, io ho sempre col cuore ma diventando mamma e crescendo non sempre mi rendo conto sia ancora possibile alcune scelte vanno ponderate da genitori e non sempre possiamo decidere di essere ciò che vogliamo-

    1. Sul ponderare sono d’accordo ma questo non vuol dire non andare nella direzione del cuore se lo intendiamo appunto come “kokoro”, dove cuore e mente sono praticamente la stessa cosa. Che ne dici?

    1. Ognuna/o di noi percepisce qualcosa di diverso alla parola “cuore”. Come leggi nell’articolo, in altre lingue ha anche significati diversi ed è questo che mi ha affascinato di questa ricerca.

    1. Ma no, anzi, è proprio questo quello che voglio dire. Nella parola “cuore” in ebraico è contenuto anche l’organo, quindi hai pensato benissimo.

  4. Riconosco la foto del faro…di Siracusa? Magari mi sbaglio. Io sono di Siracusa 🙂
    Comunque è una lettura interessante questo post. Ciò che hai detto sul cuore lo condivido in pieno!

    Passa a trovarmi se ti va Petite Style Beauty

    1. Ma dai! Sì che sono di Siracusa, anche se vivo a Roma da tempo. Sono felice che la mia riflessione sulla direzione del cuore ti sia piaciuta 🙂

  5. Io col cuore ancor ci faccio a pugni…vorrei essere più cinica e razionale, anche rispetto ai figli ma non ci riesco. Poi penso che nella vita alla fine ciò che conta è aver amato.

    1. Sì, penso anch’io anche se la riflessione nasce proprio dal fatto che in alcune lingue, la parola “cuore” significa anche altro, non solo amore.

  6. Io sposo la tesi del significato giapponese della parola Kokoro. Secondo me tra cuore e mente c’è un legame inscindibile, nel senso che se sta bene il cuore sta bene anche la mente, o almeno questo è quello che io ho notato per mie esperienze. Dobbiamo ascoltare di più il nostro cuore per stare bene. La scelta di stare bene è vero che in parte dipende da elementi esterni ma come reagire ai fattori esterni dipende da noi!
    Aggiungo che qualsiasi scelta fatta con il cuore è sempre la scelta giusta

    1. Hai detto proprio la cosa giusta: “reagire ai fattori esterni dipende da noi”, altrimenti saremmo sempre in balia di qualcosa e non avremo mai controllo sulle nostre emozioni.

  7. Un paio d’anni fa ho fatto una scelta di vita con il cuore e non sono pentita. Ho deciso di percorrere una strada diversa da quella che avevo intrapreso anni prima e ne sono felice. Devo solo sistemare alcune cose, ma visto che la vita è un viaggio, diciamo che la sto percorrendo con tranquillità e gioia…

    1. Beh, già il fatto che tu abbia tutta questa consapevolezza e che viva il percorso con gioia e serenità, io la trovo una grande vittoria.

  8. che post profondo e toccante. davvero molto interessante e ispirante, mi fai venire voglia di fare delle lunghe riflessioni e poi appuntarmele! grazie della condivisione!

    1. Grazie a te per le lunghe riflessioni e i complimenti. Mi auguro sempre che questi post siano spunto proprio per smussare certi lati del nostro carattere.

  9. Io sono un cinico e se mi parli di ‘cuore’ penso inevitabilmente al nostro organo principale. Però la riflessione sul dualismo è davvero bella, sopratutto perchè in questo determinato periodo della mia vita mi sto avvicinando molto alla cultura orientale, dove Yin e Yang rappresentano proprio quel dualismo di cui tu parli.

    1. Ma infatti nella lingua ebraica è compreso anche il significato dell’organo vero e proprio. È questo che in effetti mi interessa, il senso di inclusione e non quell’ “o…o…” a cui siamo abituate/i qui in occidente.

    1. Sì, diciamo che non è il “dove ti porta il cuore” a cui siamo abituate/i. Quello che ho capito, anche se solo per un pochino, è che il cuore di cui parlano le lingue ebraica e giapponese riassume più cose, non solo emozione, ma anche mente, anche intenzione, decisione, determinazione.

  10. L’unica cosa che mi mette sempre dei dubbi sul ” puoi scegliere quello che essere” è che richiede una certa consapevolezza del possibile fallimento: può capitare di sbagliare, di non riuscire a togliersi da certe situazioni, di fare scelte sbagliate, che al momento ci sembrano buone ma poi non lo sono. Anche il fallimento è ricchezza.

    1. Assolutamente sì. Fallire fa parte della vittoria secondo me, esattamente come tutti gli altri due ma non due. Non c’è bene senza male, non c’è vittoria senza fallimento. Io credo ci sia ricchezza in ogni cosa che facciamo purchè non ci facciamo schiacciare dalle situazioni.

  11. Leggendo la risposta di Pensieri Rotondi mi viene in mente che spesso non sappiamo associare la “prigionia” a un pericolo, bensì la riteniamo la tipica “comfort zone”. Mi spiego meglio: io non sono appagata, non faccio quello che desidero, non ho un rapporto bellissimo con il mio compagno, ma sto “benino”. Cercare di stare meglio vorrebbe dire fare uno sforzo, una fatica, un passo che mi porta dove? Allora molti preferiscono stare nel loro “benino” pur sapendo che è la loro prigione.
    Io non sono Wonder Woman, ma, ovviamente nel mio piccolo, quando stavo male magari per qualche tempo nuotavo nella cacca che mi era arrivata al collo, poi però mi dicevo: “c’è troppa puzza” e allora, con sforzo e fatica, mi tiravo fuori.
    Di errori ne ho fatti tanti, ma sono anche il bagaglio della mia esperienza. Quello che però sto cercando di imparare è proprio scegliere, soprattutto scegliere di vedere le cose in modo più positivo.
    Per me è faticoso, ma ho messo il primo piede avanti.
    Grazie per il suggerimento del libro, penso mi servirà molto.

    1. Mi hai fatto pensare ad una metafora buddista che praticamente dice che, solo quando finalmente senti il puzzo della latrina (dove ti trovi), riesci a tirartene fuori. Io personalmente preferisco tentare di uscire dalla comfort zone. Non è affatto facile, lo so benissimo, ma stare nella latrina è molto, molto peggio.

    1. A volte aprire quel vaso aiuta a far uscire quello che stava lì da secoli e non riuscivamo a tirare fuori. Spero sia stato così anche per te. Un abbraccio.

  12. Neanche io sapevo che i medici non danno la serotonina ma ci sono molti integratori a base di triptofano che è l’amminoacido precursore della serotonina. A parte questo credo che la libertà di scelta sia una cosa bellissima. Amo
    sentirmi libera.

  13. kokoro è una parola bellissima, non solo per il significato, ma anche per la pronuncia! Cuore e mente, apertura totale! E secondo me questo è davvero la cosa più importante, perché si, tu puoi scegliere, ma solo se sei aperta, sei sai guardare oltre, se non reprimi i tuoi desideri, se ascolti il tuo cuore e la tua mente. Essere liberi di scegliere davvero, a 360% dire no a qualcosa che non ci piace e non farci sopraffare dalla paura di non sapere cosa può succedere.

    1. Non è così semplice purtroppo. Qualche volta siamo ingabbiate/i dalle nostre vecchie abitudini, da cose inconsce ma ce la mettiamo tutta per cambiare, dai!

    1. Ti ringrazio moltissimo per l’apprezzamento. Spero sempre che le mie parole possano essere spunti di riflessione utili.

  14. Mamma mia che hai combinato! Lo ammetto stavolta – più del solito – mi ritrovo scombussolata. Sarà che per me questa parola ha un significato che inevitabilmente mi riporta ad un ricordo ben preciso e sarà che quel ricordo per quanto bello fosse adesso dovrei lasciarlo andare anche se non ci riesco. Ma è la parte finale a colpirmi di più. Si può veramente decidere in che direzione far andare il cuore? Si può davvero? E allora perché io mi ostino a non riuscirci. Forse perché di fondo sono ancora io a non volerlo superare? Non lo so per davvero. Ma so che quella frase mi ha toccato più di quanto immaginassi! <3

    1. A volte le frasi, i fatti ci risuonano perchè siamo pronte/i al cambiamento. Basta solo lasciarli avvenire mettendo da parte le nostre paure e le nostre convinzioni.

  15. La cosa del dualismo non è solo nei sentimenti, nel destra o sinistra, nel fatto che abbiamo – per dire – due occhi e due arti superiori e inferiori… Mentre leggevo pensavo che quasi tutto (non so, perché non sono biologa) nel nostro organismo funziona per coppie di opposti: una data sostanza ha anche il suo avversario, in modo che questo prevenga eccessi e ci sia equilibrio. Non ho mai preso antidepressivi ma siccome i medici (piccoli) a volte vorrebbero risolvere cose con quelli, saprai anche tu che molti non danno la serotonina (ormone del buon umore), ma semplicemente bloccano la sua naturale ricaptazione. Cioè il corpo produce serotonina, ma anche il suo contrario (forse teme di vederci altrimenti troppo felici? 😉 ). Tutto questo per dire che questa immagine duale del cuore è bellissima, e infine anche la scelta momento per momento… non è forse quel valvolare apri e chiudi, quel flusso continuo? La libertà fa paura, questo l’ho raccontato anche io pochi post fa. Ma dovremmo chiederci se non ci faccia più paura la prigionia.

    1. Questa cosa che i medici non danno la serotonina non la sapevo. Ho letto il tuo post sulla libertà. Sì, probabilmente fa paura tanto quando la possibilità di scegliere ma se non possiamo scegliere, cosa ci resta?

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