Philippe Petit: il funambolo dal Crimine Perfetto

Philippe Petit: il funambolo dal Crimine Perfetto

Ebbene sì. Ho avuto bisogno di tempo. Perché il bel libro di Philippe Petit che, ad una prima lettura, può sembrare “semplice”, leggero, va invece sorseggiato, metabolizzato.

Almeno nel mio caso è stato così.

Ho acquistato Creatività, il crimine perfetto mesi fa in preda ad uno dei miei raptus da book-shopping sfrenato e l’ho letto anche abbastanza velocemente.

La scrittura è scorrevole, il tono decisamente invogliante, il messaggio catturante.

Ma poi, quando ho deciso di scriverne un articolo, il mio atteggiamento così immediato e veloce ha subìto uno stop. E quando la mia mente (come il mio corpo) invia questo genere di messaggi, ho imparato ad ascoltarli e, come in questo caso, a fermarmi. Ma andiamo per ordine. Iniziamo dall’autore, anche se non credo abbia bisogno di presentazioni.

Philippe Petit

Francese di nascita, newyorkese d’adozione, Philippe Petit è cresciuto tra un gioco di prestigio e una fune appesa a… qualcosa. È la strada il luogo in cui si sente a suo agio e dove inizia il suo percorso di artista.

“Criminale” per sua stessa definizione, fu espulso da ben cinque scuole, e forse fu in quella sua adolescenza anti-scolastica che germogliarono le idee per quelli che sono diventati i suoi “colpi” più famosi: la traversata dei campanili di Notre-Dame a Parigi, l’Harbour Bridge a Sydney, le cascate del Niagara.

Ma senza ogni ombra di dubbio il suo “crimine perfetto” rimane la traversata delle torri gemelle del World Trade Center a New York (con un’altezza che superava i 415 metri da terra).

Era la mattina del 7 agosto 1974 e Philippe Petit realizzava un “colpo” che aveva studiato meticolosamente da anni.

Se non l’avete visto, vi consiglio il film The Walk scritto insieme a Robert Zemeckis: racconta molto bene questa impresa. Oggi è Artist-in-Residence nella Cattedrale di Saint John the Divine, che, come ben sapete, è la mia chiesa newyorkese del cuore e continua ad organizzare colpi per la sua attività di “fuorilegge”.

Creatività il crimine perfetto

Interno creatività Philippe Petit

È Philippe Petit stesso a definirsi tale. Nella bellissima “Riflessione preliminare” di Creatività, il crimine perfetto, che per quanto mi riguarda vale da sola tutto il libro, racconta di come… “Il creatore deve essere un fuorilegge, non nel senso del criminale ma piuttosto un poeta che esercita la ribellione intellettuale.”*.

Petit considera questo libro come un vero e proprio “complotto” e chiede a chi legge di divenirne complice. Sono assolutamente certa che abbia già catturato il vostro interesse, vero?

Niente è a caso

Essendo un artista, ci si potrebbe aspettare un libro scritto di getto, ricco di creatività allo stato puro. Senza dubbio c’è anche questo in Creatività, il crimine perfetto, ma Philippe Petit è un artista che ha metodo. È scrupoloso. È minuzioso. È un artista che studia nel dettaglio e persino in questo suo libro nulla è scelto a caso. Per esempio…

Il blu

Blu libro Philippe Petit Creatività

L’azzurro è il mio colore preferito, da sempre. In tutte le sue sfumature dall’azzurro cielo al blu notte. Mi restituisce un senso di leggerezza, di apertura che nessun altro colore mi dà.

Perciò ho visto come un segno mistico la pagina che vedete in questa foto. Il Blu è il colore che Petit sceglie per “sottolineare” delle parole chiave. Di ognuna di esse, che troverete in ogni capitolo del libro, c’è un rimando al termine del capitolo che approfondisce quella parola in un modo tutto alla Petit e naturalmente blu.

Il formato

Sì, persino il formato non è stato scelto a caso.

Se lo aprite, vedrete che forma un rettangolo. Non certamente il formato classico di un libro. Posso immaginare quanto abbia fatto storcere il naso all’editore la richiesta di Petit di realizzare il suo libro in questo formato. Adesso voi vi chiederete il perché di questa insolita richiesta. Credetemi, non è per niente strana per il funambolo più famoso del secolo e mi concederò di non rivelarvela.

Troverete la risposta a questa “stranezza” alle pagine 48/51 del libro, anche stavolta in blu.

Pillole da “Creatività il crimine perfetto”

Descrivere questo libro sarebbe un’ingiustizia, per lo meno per il messaggio che a me è arrivato. Mi limiterò a “sfrogoliare” la vostra curiosità con delle brevi pillole che hanno il potere di risuonare dentro e, come immagino l’autore spera, di spingere a sperimentare la nostra creatività.

Come per esempio quando si accenna alla paura e alla suo essere “l’immagine speculare di un contrattempo… un trampolino progettato al contrario”*(parola decisamente a me cara).

O quando Philippe Petit ci racconta di una forza dentro di noi, della cui esistenza non ha prove e che… “Non ho che da svegliarla!”*

Quella forza che, se lasciata emergere, ci porta a realizzare i nostri sogni com’è accaduto a me con il giro del mondo.

Non ho potuto non rimanere affascinata da questo suo interesse (che condivido) per la ribellione, per le contraddizioni, per le cose che apparentemente possono dare noia, soprattutto a noi stesse/i:

Ribellati alle tue inclinazioni.

Mettiti scomodo.”*

Che nello stare “scomode/i”, nel tentare di trovare una nuova comodità, scoveremo forse qualità che non credevamo di avere?

Così come mi ha toccata profondamente quando Petit parla dell’importanza di onorarsi e festeggiarsi anche se nessuno al mondo lo fa: “Fatti i complimenti da solo. Scriviti un attestato e incornicialo.”*

Perché non dobbiamo aspettare che siano gli altri a riconoscerci, ma noi per prime/i siamo responsabili di questo riconoscimento.

Se come dice Petit stesso ogni tanto (o forse un po’ di più di ogni tanto) dessimo “fiducia all’improbabile”*, chissà quante sorprese la nostra vita sarebbe in grado di mostrarci che quel senso di impotenza di cui siamo intrise/i è solo una triste illusione che arriva da chissà cosa o da chissà chi e certamente non ci è utile nella strada verso la nostra felicità.

Lasciamo che la nostra creatività prenda forma

Se forse un augurio posso fare a voi, come a me, è quello di imparare da Petit l’arte di creare partendo da uno studio preciso ed efficace, a volte anche lungo anni, per poi lasciare che la creatività prenda forma nel suo naturale modo di essere, in maniera folle, o forse saggia.

Chissà!

Buona lettura!

*tutte le citazioni sono riportate fedelmente dal libro Creatività il crimine perfetto, di Philippe Petit, Ed. Ponte alle Grazie.

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