Rimini, sulle tracce di Federico Fellini

Rimini, sulle tracce di Federico Fellini

Non potrei iniziare questo racconto su Rimini se non dopo avervi raccontato un piccolo aneddoto, lo stesso che racconto alle presentazioni di SAFARI e che, come quasi tutte le cose che riguardano il mio libro, sono avvolte da un incomprensibile misticismo.

Del resto se fosse comprensibile, che misticismo sarebbe?!

L’aneddoto

Grand Hotel Rimini
Il grand Hotel a Rimini

Ero ancora immersa nella scrittura di SAFARI quando, un giorno alla radio, ho sentito un audio di Federico Fellini.

Rispecchiava esattamente quello che da sempre sentivo dentro, il senso della mia ricerca senza fine, e il senso che Lisa, la protagonista del libro, aveva dato a tutto il suo viaggio.

Pensavo che, essendo una citazione, sarebbe stato facile trovarla sul web o cercando un po’ di più, ma nulla, non riuscivo a trovarne traccia. Scrissi anche alla redazione della radio senza ricevere risposta.

Brancolavo nel buio assoluto. Eppure non potevo arrendermi.

Quella era l’unica possibile citazione che potesse aprire il mio libro.

Un giorno, dopo mesi di indagini vane, contattai la Cineteca di Rimini e una persona estremamente disponibile (Nicola, grazie di cuore!) si mise alla ricerca di questo cimelio che tanto aveva attirato la mia attenzione e che trovò nel giro di qualche giorno.

La trascrizione è questa:

Credo che noi rischiamo di perdere la nostra spontaneità, quando tendiamo a problematicizzare troppo la vita, quindi impedendo alla vita uno sgorgo naturale.

Io credo che, finché cerchiamo la risoluzione del problema, di ogni problema, non viviamo il problema ma cerchiamo una scusa per risolvere il problema.

Il mio lavoro è una specie di specchio, uno specchio che io metto davanti a me, e davanti al quale è possibile un certo dialogo, ma è una specie di ricerca.

È una ricerca alla quale io non voglio trovare soluzioni perché una volta che ho trovato la soluzione, poi cosa faccio?Spero che sia una ricerca che continui sempre, insomma, perché in fondo il senso della vita è proprio questo, questo cercare”.*

Itinerario a piedi a Rimini

Vista Borgo San Giuliano da Ponte Tiberio
La vista di Borgo San Giuliano da Ponte tiberio

Prima della scorsa settimana, io non ero mai stata a Rimini.

Sono sincera, non sono mai stata attratta dalla riviera romagnola, perché, essendo una sicula do scogghiu, non sono esattamente una da spiaggia, ombrellone e lettino.

Amo i mari più selvaggi.

Eppure mi sembrava riduttivo pensare a Rimini esclusivamente come alla città balneare solo divertimento e piadina visto che, tra l’altro, è la terra del mio amato Federico e che di quella Rimini da sempre straripa tutto il suo essere.

Doveva esserci di più. Perciò mi sono messa alla ricerca di quel “di più”.

Cosa vedere a Rimini

Quella che vi propongo è una passeggiata in lentezza alla scoperta di Rimini e dei luoghi a cui Federico Fellini era legato.

Corso Augusto

Piazza Cavour Rimini
Piazza Cavour

Partiamo dall’Arco di Augusto che risale all’epoca romana del III secolo avanti Cristo. Attraversatelo e imboccate Corso Augusto. Poco prima di Piazza Tre Martiri, prendete sulla destra Via IV Novembre e visitate il Tempio Malatestiano, l’odierna Cattedrale di Rimini e splendido esempio di come in questa cittadina della riviera più famosa d’Italia, l’architettura rinascimentale si sia aggiunta armonicamente a quella romana antica.

Riprendete Corso Augusto e tra un Caffè La Dolce Vita e un bar Amarcord, arrivate in Piazza Cavour.

Questa è una di quelle piazze che mi ha conquistato subito. Sarà perché mi ricorda Bologna che ho amato follemente, sarà perché qui ho trovato quel clima godereccio che invita alla socializzazione, quella vera, quella vis a vis, non attraverso lo schermo del cellulare.

C’è l’Antica Pescheria che risale al ‘700 ed è una sorta di “muretto”, un luogo di ritrovo per i ragazzi di Rimini. C’è il Palazzo dell’Arengo con il classico portico, c’è la Fontana della Pigna che una volta era l’unica fonte di acqua per la città, c’è il Palazzo del Podestà con i suoi archi gotici.

In questa piazza Fellini girò diverse scene di Amarcord. Ma in Corso Augusto a ricordare Fellini c’è soprattutto il cinema Fulgor, perché qui il piccolo Federico vide il suo primo film “Maciste all’inferno” e forse qui si innamorava per la prima volta di quella macchina magica che è il cinema.

Ponte Tiberio

ponte Tiberio Rimini
Ponte Tiberio

Camminando ancora un po’ lungo Corso Augusto vi ritroverete ad attraversare un ponte molto amato dai riminesi, Ponte Tiberio.

L’imperatore Augusto probabilmente non sarebbe felice di questo nome perché fu lui a farlo costruire e Tiberio a concluderne il progetto ma, visto la sua assenza al momento, direi di non formalizzarci troppo.

Da qui inizia la via Emilia.

Si dice che, durante la Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi non riuscirono nell’intento di demolire questo ponte.

Attraversate il ponte e, se a questo punto, vi viene fame, fate una pausa prima di riprendere il vostro itinerario a piedi e addentate un’ottima piadina da Nud e Crud (consiglio fidato di due riminesi doc, i lemuriinviaggio). Perché è a questo punto che ci addentriamo nei luoghi che più felliniani non si può.

Borgo San Giuliano

Case borgo San Giuliano Rimini
Borgo San Giuliano

I borghi con vicoli e case basse, spesso colorate, sono da sempre la mia passione.

E Borgo San Giuliano, ex-villaggio di pescatori e marinai, non lo è da meno.

Borgo San Giuliano è senz’altro una pietra miliare della storia di Rimini e del nostro Federico nazionale grazie soprattutto ai suoi omaggi di street-art alle pellicole di Fellini.

Come dite? Non sembra neanche Rimini? Non so rispondere a questa domanda. Credo che l’iconografia di questa città romagnola da sempre legata al suo lungomare a volte ci abbia fatto dimenticare che Rimini non è solo quello.

In fondo Borgo San Giuliano, e borg (come si dice in romagnolo), è lì dall’XI secolo.

Sta a noi scoprire le cose nascoste, quelle che normalmente non sono raccontate dai più. Questo è il mio modo di viaggiare ed è anche il motivo profondo che mi spinge a farlo: scoprire, svelare, raccontare.

Il Grand Hotel

Interno Grand Hotel
Un interno del Grand Hotel

Decidete voi se a questo punto volete accorciare le distanze prendendo un taxi o preferite continuare la vostra passeggiata a piedi perché questo itinerario non sarebbe completo se non vi aprissi virtualmente le porte dell’hotel più famoso del cinema italiano, il Grand Hotel.

Qui Federico Fellini soggiornava, la sua suite era la 315, e qui girò il suo film più iconico Amarcord.

Forse è vero che il Grand Hotel oggi risulti un po’ datato ma non posso negare che, come nel peggiore dei clichè, anche io ho subito il fascino di quei divani rossi, dei lampadari di cristallo, nel ricordo di un’epoca lontana che lontana non è nel cuore di una ex-ragazza talmente appassionata di moda e cinema da farne il suo lavoro. Ma questo succedeva una vita fa.

Il lungomare di Rimini

Vi porto finalmente sul lungomare che, sì, è quello dei bagni, delle cabine colorate, dei film anni ’80 ma è anche tanto di più.

Partendo proprio dal Grand Hotel, entrate nel Parco Federico Fellini. Da qui iniziando dalla via che porta il nome della sua Giulietta, lungo Viale Amerigo Vespucci prima e Viale Regina Elena dopo, le vie che intersecano questi due viali e che vanno verso la spiaggia, sono intitolate a 26 film di Fellini, da I Vitelloni a La Strada, da Satyricon a 8 ½.

È arrivato il momento della giornata che amo più di ogni altro.

Il sole sta calando, il cielo si colora di rosso.

Si tolgono via le scarpe.

I piedi sprofondano sulla spiaggia.

Gli occhi si chiudono.

Il profumo del mare invade il corpo.

È Rimini.

Sì, anche questa è Rimini.

*intervista a Federico Fellini, tratto da “L’ultima sequenza“, documentario sul finale alternativo di Otto e Mezzo di Mario Sesti

Ultima modifica by unadonnaalcontrario

2 thoughts on “Rimini, sulle tracce di Federico Fellini

    1. Io me l’ero ripromesso perché non ero mai stata a Rimini. In realtà era come se lo sapessi che mi avrebbe conquistata 🙂

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