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E venne chiamata due cuori

L’incontro tra E venne chiamata due cuori e me ha davvero del mistico.

Era una di quelle sere di luglio che: “Andiamo a far l’aperitivo?”.

Davanti al mio spritz, probabilmente complice l’alcol, dalla mia bocca emergono queste parole: “Quando potremo riprendere a viaggiare, mi piacerebbe fare un’esperienza sciamanica, a contatto con persone che vivono la natura a 360 gradi”.

Lui mi deve aver guardato strano ma ormai è abituato alle mie pazze idee.

Qualche giorno dopo una mia amica mi parla di un libro che devo assolutamente leggere perché sa che io amo follemente l’Australia e perché questo libro parla di una donna che si trasferisce lì per un po’. Non so altro di questo libro ma lo compro sulla fiducia.

Del resto la mia amica ha ragione: il mio amore per l’Australia bastava per metterlo nel carrello di Amazon. 24 ore dopo avevo in mano E venne chiamata due cuori.

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E venne chiamata due cuori: trama

Comincio a leggere e scopro che questo libro racconta la storia vera di una dottoressa americana che, in un momento particolare della sua vita, accoglie una proposta di lavoro in Australia (detto tra noi, lo farei anch’io all’istante).

Durante il suo soggiorno aussie, osserva che la popolazione indigena è pressoché inesistente nella vita sociale e non trova risposte ai suoi perché tra amici e conoscenti.

Inizia un progetto di integrazione con un gruppo di giovani mezzosangue e, poco tempo dopo, viene invitata da una vera tribù aborigena nell’entroterra australiano.

Entusiasta dell’idea, parte inconsapevole di quello che le accadrà nei successivi quattro mesi. Abbandonerà tutto, abiti, gioielli, carte di credito e inizierà un viaggio incredibile attraverso il deserto rosso.

Pian, piano diventerà parte della tribù della Vera Gente in un percorso iniziatico che le permetterà di vivere dei pochi frutti del deserto, acquisendo conoscenze primordiali persino dal punto di vista medico, cambiando profondamente il suo modo di pensare alla vita stessa.

E venne chiamata due cuori: controversie

Prima di raccontarti cosa di mistico c’è nel mio incontro con E venne chiamata due cuori volevo fare un passo avanti nel tempo.

Quando ho finito di leggere questo libro meraviglioso, perché ti assicuro che è meraviglioso, ho fatto delle ricerche esattamente come faccio sempre prima di scrivere un articolo.

Non ti nego che sono rimasta davvero sorpresa dalla quantità di controversie, critiche, parole cariche di sentimenti negativi che ho trovato su questo libro di Marlo Morgan. Non mi era mai capitato prima con i libri che ho recensito anche quando non sono stati libri “facili”.

Si dice che Marlo Morgan si sia inventata tutto, che nel suo racconto ci siano delle contraddizioni, incongruenze sul modo di vivere degli aborigeni. E pare che lei stessa abbia affermato che alcune parti del libro siano romanzate.

Ora partendo dal fatto che per me l’etica è davvero importante per cui se lei si è inventata qualcosa o tutto, è corretto dichiararlo, dall’altro lato posso dirti che quello che dà questo libro in termini di crescita personale è di gran lunga superiore a qualunque di queste critiche.

E adesso ti racconto perché.

Un incontro mistico

Noi e ciò che ci circonda

Lo scopo del regno vegetale è di nutrire animali e uomini, consolidare il terreno, accrescere la bellezza e mantenere l’equilibrio nell’atmosfera… le piante e gli alberi cantano silenziosamente per noi e… tutto ciò che chiedono in cambio è di cantare per loro. Lo scopo principale dell’animale non è quello di nutrire l’uomo, e tuttavia quando è necessario, acconsente a svolgere tale funzione. Il suo scopo è quello di contribuire all’equilibrio atmosferico, di essere compagno dell’uomo e di istruirlo con l’esempio”… “La tribù incomincia sempre la giornata ringraziando il Tutto per la luce, per se stessi, per gli amici e per il mondo. Talvolta fanno richieste specifiche, ma sempre accompagnate dalla frase: se è per il mio bene e per il bene di tutte le forme di vita che mi circondano”.*

Da tempo ormai sono convinta che noi esseri umani occidentali abbiamo dimenticato la nostra parte animale. I nostri sensi sono assuefatti e mi pare che il distacco tra mente e corpo si faccia ogni giorno più ampio.

Ho parlato spesso di non dualità tra materia e spirito e, negli ultimi anni, nonostante sia difficile farlo in una grande città, ho cercato di ritrovare il rapporto con il mio corpo e con ciò che mi circonda.

Che non ci sia differenza tra noi e il cielo, tra noi e gli esseri senzienti ed insenzienti non lo dico io ma la scienza. Solo che percepirlo è nostra responsabilità.

Ho sperimentato più volte, e in questo blog l’ho scritto ripetutamente, che quando i tuoi desideri sono in direzione della tua felicità, la vita ti sostiene e ti permette di realizzarli velocemente, senza sforzo.

Dopo la lettura di E venne chiamata due cuori, che non ha fatto altro che confermare questa mia idea, ho imparato a ringraziare le piante e gli animali che incontro, anche quelli che sono nel mio piatto e, quando esprimo un desiderio, a dire: “Se è per il mio bene e per il bene di tutte le forme di vita che mi circondano”.

Essere al di là del corpo

… ciò che conta è il modo in cui ci rapportiamo emotivamente alle cose. Esso si imprime in ogni cellula del corpo, nella mente e nel nostro io eterno. Mentre alcune religioni sottolineano la necessità di dar da mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati, questa tribù sostiene che il cibo e l’acqua offerti, e la persona che li riceve, non sono essenziali. Quel che conta è il sentimento che si sperimenta nell’offrire con amore e senza riserve… Ogni uomo lascia questo piano di esistenza con, per così dire, un cartoncino segnapunti su cui è riportato momento per momento il modo in cui ha padroneggiato le proprie emozioni. Sono i sentimenti invisibili extrafisici che riempiono la parte eterna di noi a fare la differenza tra ciò che è buono e ciò che non lo è. L’azione non è altro che il canale attraverso cui il sentimento, lo scopo, trova la sua espressione”.*

Altra cosa su cui rifletto da tempo.

Non è il corpo fisico che è importante. O meglio è importante in quanto mezzo con cui compiamo le azioni, con cui manifestiamo il nostro essere più profondo. Anche se non parliamo, è l’imprinting che conta, quel che c’è dietro la nostra azione, anzi sarebbe meglio dire “dentro”.

Possiamo anche mentire dal punto di vista verbale ma alla vita, quella profonda, non si può mentire. Forse in un altro modo si direbbe “Karma”. A me piace pensare che, al di là di come vogliamo chiamarlo, dovremmo far in modo di essere/fare ciò che pensiamo, in piena coerenza.

Certo, non è sempre facile. Non siamo mica perfette/i e non è la perfezione a cui dovremmo mirare. Ma anche se si sbaglia, possiamo rideterminare: “Ok, questa volta è andata così. Se posso, faccio di tutto per rimediare. Se non posso, comunque decido che la prossima volta farò meglio”.

I messaggi del corpo

La tribù della Vera gente non crede che noi siamo vittime casuali, ed è convinta che il corpo fisico sia l’unico mezzo che il nostro più elevato livello di consapevolezza eterna ha per comunicare con la nostra consapevolezza individuale. Un rallentamento nelle funzioni del corpo ci permette di esaminarci a fondo, e di analizzare le ferite davvero importanti che bisogna medicare: rapporti interpersonali falsati, mancanza di un credo, tumori da paura, dubbi sul nostro creatore, perdita della capacità di perdonare e così via.”*

Sposo in pieno questo argomento.

Non c’è nulla di più chiaro dei segnali che invia il corpo. La mente può confonderci ma il corpo no. Ed è importante ascoltare i segnali che ci invia il corpo perché a volte ci dice quando è il momento di cambiare rotta. Personalmente, ho imparato che è meglio ascoltarlo ai primi segnali prima di peggiorare drasticamente le cose.

Fede nel Tutto

I Mutanti hanno molte fedi, e dicono che la tua vita è diversa dalla mia, che il tuo salvatore è diverso dal mio salvatore, che la tua eternità non è la mia eternità. La verità è che ogni vita è unica. C’è solo un gioco in corso. C’è una sola razza, ma molte sfumature diverse. I Mutanti discutono sul nome di Dio, sull’edificio da erigere in suo nome, sui giorni in cui celebrarlo e rituali da compiere. Come è venuto sulla terra? Che cosa significano le sue parabole? La verità è la verità. Se tu fai del male a qualcuno, fai del male a te stesso. Se aiuti qualcuno, aiuti te stesso. Tutti hanno sangue e ossa; ciò che ci differenzia sono il cuore e il fine. I Mutanti pensano che tutto questo valga solo per la durata di una vita, e lo pensano in termini di individualità e distinzione. La Vera gente lo pensa in funzione dell’eternità. Tutto è uno: i nostri antenati, i nostri nipoti che devono ancora nascere, la vita che è ovunque”.*

Come non essere d’accordo con queste parole.

La religione è valida solo se porta al benessere e alla felicità di tutti gli esseri umani. Questo è il motivo per cui vent’anni fa mi sono avvicinata al Buddismo. E questo è anche il motivo per cui ho studiato dall’adolescenza ad oggi le religioni di tutto il mondo.

E sai cosa ho imparato? Che le religioni valide, nelle loro origini, sto parlando di secoli fa, dicono tutte la stessa cosa. Tutte le grandi filosofie religiose sono accomunate dallo stesso messaggio.

Sono stati gli uomini, nei secoli successivi, e principalmente per questioni di potere, a modificare il messaggio iniziale e a trarre vantaggio da queste manipolazioni. E ti dirò di più: dicono anche le stesse cose che la scienza conferma.

Trai tu le tue conclusioni.

“E venne chiamata due cuori” e me

Volevo fare un viaggio sciamanico “quando avremmo potuto riprendere a viaggiare” e l’ho fatto prima. Accompagnata dall’anziano Cigno Reale Nero e dai membri della tribù della Vera Gente. L’ho fatto nei passi della protagonista, nella sua sofferenza per la mancanza di acqua, per le piaghe ai piedi. L’ho fatto a livello profondo, confermando alcune idee che ho da tempo, sventrandone altre, acquisendone ancora delle altre.

Certe volte mi sembra che basti solo ricordare, che noi in verità sappiamo già tutto, ma che ce lo siamo dimenticato. Queste letture, questi incontri, ci permettono di ricordare. E come vedi, basta imprimere un desiderio per ricevere il mezzo per ricordare.

In fondo è facile, non trovi?

*Tutte le citazioni sono riportate dal libro “E venne chiamata due cuori” di Marlo Morgan

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