Gratitudine e condivisione: perché?

Alle presentazioni di “Safari” ho l’abitudine di iniziare ringraziando.

Sì, perché, di solito, i ringraziamenti si lasciano alla fine degli eventi, quando qualcuno si alza per andar via, o si è finito di ascoltare l’oratore e l’attenzione è un po’ calata.

A volte vengono fatti più per un senso del dovere, perché è “giusto” farli, o semplicemente “pro forma”.

Leggerezza, gratitudine e condivisione sono i capisaldi della mia vita, soprattutto negli ultimi anni.

Non che non lo siano stati precedentemente, ma in questa parte della mia esistenza hanno assunto un valore concreto, tangibile.

Di quello che penso sulla leggerezza ti ho già parlato in lungo e in largo. Oggi mi dedico alle altre due paroline magiche:

Presentazione Safari allo Stallo di Roma
La Presentazione di Safari allo Stallo, Roma

Gratitudine e condivisione

Per Gratitudine non intendo soltanto quella che provo per un aiuto, un complimento o qualsiasi altra cosa ricevuta dall’esterno.

Intendo la Gratitudine a prescindere. La Gratitudine in partenza.

La Gratitudine senza aspettarsi niente da nessuno. Intendo un atteggiamento della mente e del cuore, che non è assolutamente semplice e nemmeno scontato.

Per quanto mi riguarda è un vero e proprio allenamento.

Così come un atleta deve fare allenamenti quotidiani per rafforzare i propri muscoli, io mi alleno da anni a provare gratitudine a prescindere.

Ci sono giorni che non la sento affatto, giorni che mi sento la persona più sfigata della terra (hai presente la sindrome di calimero “piccolo e nero”), giorni che mi viene da dire: “Grata de che? Ma vaffa…”.

Li paragono a quei giorni in cui di fare gli addominali non mi va neanche se mi pagano (beh, dipende da quanto!), quei giorni che trovo ogni scusa possibile e immaginabile per fare un minimo di movimento: “Ho mal di testa”, “Mi sento fiacca”, “No, oggi, no, domani ne farò il doppio (seeee, quando mai?)”.

Insomma un vero e proprio intensive training.

Quando esercito la gratitudine, tutto cambia

Poi però ci sono quei giorni che mi sveglio e sono grata.

Grata apparentemente per nulla, per nulla di particolare.

Non ho un nuovo lavoro, Lui non mi ha portato dei fiori, la gnoma ha il solito broncio mattutino.

Eppure sento gratitudine, gratitudine e nient’altro.

Ecco perché sono sincera quando, come prima cosa, ringrazio chi mi ha offerto il suo locale per raccontare la storia di Lisa, persone che non mi hanno mai vista prima ma, alla mia richiesta telefonica o dal vivo, hanno detto sì senza indugiare.

Ecco perché ringrazio chi decide di leggere il mio blog o il mio libro, senza che ci sia alcuna pubblicità in radio o giornali, solo sulla fiducia, una fiducia anche questa “a prescindere”, visto che la maggior parte di queste persone non mi conosce personalmente, ma solamente attraverso il web.

Ecco perché mi viene spontaneo iniziare il racconto di Lisa con un “grazie” a chi lo ospita e a chi sta per ascoltarlo.

Ecco perché accade che Lui i fiori me li abbia portati oggi, dopo aver scritto queste parole (che Lui non ha letto) e senza che io mi aspettassi nulla.

E poi c’è quell’altra parolina magica:

gratitudine per la Presentazione Safari al Clivo, Roma
Safari e me al Clivo, Roma

Condivisione

Diciamo che nell’era di internet, questa parola è super-sdoganata.

Si condivide la qualunque, foto, pensieri, citazioni, viaggi, persino quante volte vai in bagno (forse in questi casi si potrebbe anche evitare).

Nel mio caso la Condivisione ha un significato personale.

Perché prima di tutto io sono una specie di orso. Mi piace la solitudine, faccio fatica a raccontarmi perché ho paura dell’esposizione, ho paura di essere ferita, del giudizio facile e spesso non voluto.

E allora tu ti chiederai: “Com’è che ti è venuto di aprire un blog?”.

A questa domanda non ho ancora una risposta chiara. Banalmente potrei dirti che l’ho fatto per Safari, per poter fare arrivare il messaggio di Lisa a più persone possibili e, per far questo, dovevo mostrarvi come scrivevo. Questa era la mia unica lettera di presentazione.

Ma, e qui viene il bello, non posso non dire che l’apertura di questo blog sia stato un gigantesco guadagno per la mia vita da orso.

Ho imparato che espormi non era del tutto deleterio, che dall’altra parte dello schermo c’era una marea di gentealcontrario come me, che potevo comunicare con loro. E anche la gente aldritto non era poi così male.

Ho imparato appunto il valore della condivisione.

Bilanci

In questi anni di Unadonnaalcontrario il bilancio è assolutamente positivo: ho conosciuto donne e uomini con cui condivido un modo di pensare, un modo di vivere.

Ho ritrovato vecchie amicizie che mai nella vita avrei pensato di riabbracciare.

Ho scoperto nuove realtà, nuovi modi di vivere il web e la realtà intorno a me.

Oggi non sono una persona abbastanza risolta, ho ancora qualcosina da sistemare, alcune proprio da iniziare, alcune da formulare, alcune da riprendere (cavoli, ho più di 40 anni e sembro un’adolescente in crisi esistenziale).

Ma mi sento un pezzettino più avanti di quanto non fossi un anno fa. Mi sento un pelino più completa e forse pronta per fare un altro pezzetto di strada alcontrario.

Se hai voglia di Condivisione anche tu, lasciami un messaggio qui sotto ché calimero-Noemi si sentirebbe meno sola.

Fashion blogger, io? Anche no!

Fashion blogger? No, grazie!

Attenzione! Questo non è un post contro le Fashion Blogger.

Molte di loro le seguo entusiasticamente. Riguarda la mia esperienza personale. Nient’altro!

Ecco, adesso posso cominciare.

Quando ho aperto questo blog, in molte/i mi hanno chiesto:

«Perché non un blog di moda?».

Domanda comprensibilissima. Mi occupo di moda e costume da quando ero bambina ma non mi era proprio passato per la capa.

Detto tra noi, credo che il web non abbia bisogno dell’ennesima Fashion Blogger.

Non che non ce ne siano di brave, ce ne sono, e poi la caratteristica principale del web è che è democratico quindi ognuno facesse il ca**o che vuole. E come loro anch’io.

Ora, formulato il mio pensiero philosophychic del mercoledì, vado ad aggiungere qualcos’altro.

fashion blogger
Sartoria cinematografica

Io e la moda

Tralasciando i primi due punti che sono personali perché la verità è che ci sono molte quarantenni fighe al mondo e che io non ho aspirazioni da palcoscenico, mi concentrerei in questa sede sul punto 3 e su quella che è la mia visione, anch’essa al contrario, dell’universo moda/costume.

Mi piacciono i bei vestiti, mi piacciono scarpe e borse, esattamente come a milioni di donne italiane e anche di uomini, sebbene in pochi lo ammettano.

Ma della moda la cosa che più mi interessa è il suo ruolo emotivo-sociale.

E qui ti elenco alcuni dei motivi.

La moda è arte allo stato puro

1- È arte allo stato puro.

Sei mai entrata/o in una sartoria?

Sia che si tratti di un atelier di moda, sia che si tratti di una sartoria teatrale, preparati a scoprire un mondo fatato.

Sbuffi di ferro da stiro, matite che risuonano sui fogli, mani immerse in ore e ore di lavoro, schiene chine sui tessuti, aghi che ricamano sete fluttuanti, pentoloni fumanti di tinte evanescenti.

Pura poesia.

2 – È una delle industrie italiane che fa andare meglio questo paese, il ché le dà valore anche a livello di Pil. Questo è meno poetico ma non da sottovalutare.

3 – Chiunque, e dico chiunque (anche tu che stai pensando: “A me non frega un bel niente della moda. Mi metto la prima cosa che mi capita”), chiunque comunica con l’abito.

Psicologia dell’abito

Questa è una delle parti più interessanti del mio lavoro.

Per questo l’ho inserita anche nel mio percorso di Crescita Personale Da Crisalide a Farfalla.

L’abito parla, l’abito racconta chi c’è dentro quel vestito, e lo fa che tu voglia o no.

Che ce ne accorgiamo o no, indossiamo continuamente divise. Non sempre le stesse, certo, un giorno una, un giorno un’altra, in base a tanti fattori: umore, ruolo sociale, lavoro, vita privata.

Poi ci sono i recidivi, quelli che “Io mi vesto solo di blu” o di grigio, o di nero, “così non devo perdere tempo a scegliere”.

Credimi, comunichi tantissimo anche solo con questa frase. E scegli mia cara, mio caro, scegli eccome.

Altro dettaglio. Non c’è solo l’abito, ma come lo porti in giro.

Ti faccio un piccolo esempio. Due amiche comprano lo stesso abito, ovviamente l’una a insaputa dell’altra. Sono diverse, fisicamente: una è rossa, l’altra castana, una è tg 46, l’altra tg 42. Una sceglie di indossarlo con una ballerina, l’altra con un tacco 12.

Secondo te, l’effetto sarà lo stesso?

Chiaramente no!

E non solo per le differenze fisiche, ma soprattutto perché sono due persone differenti, due modi diversi di sentire la vita, due esseri umani unici e irripetibili.

Io personalmente credo che chi snobba la moda a prescindere, si perda moltissimo, persino nella sua crescita personale. E sappi che sono la prima a odiare lo shopping sfrenato, a non sopportare le file chilometriche dei saldi, le riviste di gossip, e le vallettine sceme alle sfilate.

Unadonnaalcontrario Sabaudia

La moda non è solo questo

La moda fa parte del nostro essere italiane/i, del nostro modo, quello bello, di portare l’arte in tutto il mondo, rispecchia la sensibilità del nostro popolo, ci permette di scoprire qualcosa di più di noi e degli altri.

Nella mia esperienza personale, ho visto uomini e donne di tutte le età e possibilità economiche che, dopo un percorso insieme, mostrando loro quello che comunicavano con l’abito, la postura, le parole, e trovando insieme cosa invece volevano comunicare, hanno ritrovato una sicurezza personale che non sapevano d’avere.

Ed era lì. Non gliel’ho data io, ce l’avevano già, la loro, non la mia.

Io sono stata solo un mezzo per vedere allo specchio come sono realmente dentro.

L’abito non nasconde più ma rivela l’essenza della persona stessa.

Qui mi fermo.

Ci sarebbe molto altro ma questo non è un fashion-blog e io non sono una Fashion blogger.

Se però l’argomento ti interessa, fammelo sapere e magari ne riparleremo. Chissà!

Pronti, partenza, via… è uscito Safari!

Ed eccomi qui finalmente ad annunciarlo: è uscito Safari.

Sono emozionata.

Eccitata e terrorizzata allo stesso tempo.

È uscito Safari

L’ho scritto troppo in grande? È che non ci credo. E invece è così, è tutto vero!

Come una mamma che tiene per mano il suo bambino fino a quando non è pronto a camminare da solo, l’ho protetto, cullato, mostrato a pochissime persone.

L’ho curato e nutrito e adesso è pronto.

Pronto per camminare, correre, saltare, per trovare nuove amiche e amici, per iniziare la sua vita indipendentemente da me.

Pronto per arrivare nelle tue mani, per essere vissuto, sottolineato, regalato.

È uscito Safari

Pronto per assaporare le tue emozioni

Non sarebbe arrivato fino a qui senza di te, senza il tuo incitamento, il tuo incoraggiamento, le email inaspettate.

Per questo ci tengo a dirlo e a ribadirlo: Safari è un progetto nostro, non solo mio.

E non vedo l’ora di leggere i tuoi tweet, i commenti, di ricevere le tue foto con il mio libro tra le mani.

Non vedo l’ora di farti viaggiare insieme a Lisa, la protagonista.

Non vedo l’ora di vedere Safari stesso viaggiare in giro per l’Italia e per il mondo, magari nella tua borsa, sulla metropolitana prima di entrare in ufficio, a fianco alla tua scrivania, sul comodino accanto al letto, su un plaid in un parco prima di un picnic o, visto che tra poco ci siamo, sotto gli alberi di Natale.

Se come me, ami i libri in “carne e ossa”, hai bisogno di toccare, annusare la carta appena stampata e di annotare gli appunti, Safari è disponibile in versione cartacea.

Se invece sei più tecnologica/o, Safari è disponibile anche in formato ebook.

A te la scelta!

Condivisione

Ho scritto, corretto, editato, formattato, pubblicato da sola, senza il sostegno economico o pratico di nessun altro e senza avere quasi nessuna conoscenza iniziale di alcuna di queste cose.

Ho dovuto studiare e lavorare sodo ma alla fine ci sono riuscita.

Questo vuol dire non che io sia brava ma che ognuno di noi può realizzare i suoi desideri.

Sì, è una gran fatica ma la passione è una motivazione più grande.

La svolta vera però l’ho avuta quando ho sentito il sostegno e l’appoggio incondizionato dell’ambiente intorno a me.

Senza condividere con gli altri, le nostre passioni non risplendono. Tu sei la mia condivisione e spero che mi aiuterai a condividere ancora il mio messaggio con altre persone. Grazie!

Chiudo con le parole che mi ha scritto ieri in un’email la mia meravigliosa traduttrice (ebbene sì, Safari uscirà presto anche in inglese. Yeah!):

Have been translating all the afternoon.  I can’t seem to stop translating, it’s such fun here in Japan now and Africa was extraordinary. Well done Noemi! P.”

Sono rimasta a tradurre tutto il pomeriggio. Non riesco a smettere di tradurre, è così divertente qui in Giappone adesso e l’Africa era straordinaria. Ben fatto Noemi! P.”

Buona lettura e… attendo trepidante… te!

Autosabotaggio: istruzioni per l’uso

Se ti boicotti

Qui casca l’asino” diceva un vecchio proverbio.

La pubblicazione di Safari, il mio libro, era agli sgoccioli.

E pensare che lo definivo “La Cosa”.

Poterlo considerare un “libro” o un “romanzo” era troppo per me.

Ma adesso era pronto, pronto ad andare nelle mani di tutti coloro che volevano leggerlo e ovviamente…

Autosabotaggio: si salvi chi può!

Ovviamente emersero gli ostacoli… e non parlo soltanto di quelli pratici.

  • La mia totale ignoranza informatica che, quando tento la formattazione per l’ebook, il mio cervello emette segnali di fumo “Alert! Alert!”.
  • L’impaginazione corretta che non era affatto perfetta.
  • La nausea della trentesima rilettura che tra un po’ neanche la diarrea del viaggiatore.

Sto parlando di autosabotaggio o auto-boicottaggio e, non so perché, sento già dall’altra parte dello schermo un “I know, I know“.

autosabotaggio

Cosa vuol dire autosabotaggio?

Hai presente quella volta che:

…finalmente hai deciso che sì, con quella persona condividerai la tua vita e, proprio in quell’esatto istante, piomba dal passato sepolto la telefonata dell’ex?

Quella volta che…

… stai per dare la tesi e, senza preavviso, ti cambiano la commissione e in quella commissione c’è il professore che ti ha dichiarato guerra l’anno prima?

Quella volta che…

… organizzi il weekend a Barcellona con quel poco che ti rimane in banca, senza acquistare l’assicurazione perché non ci arrivi con i soldi, e una settimana prima di partire il tuo compagno si rompe il legamento?

Ecco! Si tratta proprio di autosabotaggio.

E, guarda caso, questo succede ogni qualvolta stiamo arrivando a un risultato tanto agognato e per il quale abbiamo davvero sudato.

Sì, succede.

Cosa succede quando ti autosaboti?

Succede che la persona che ami ti ferisce e ti fa sentire debole proprio quando dovresti essere più forte.

Succede che ti tocca stare dietro a quella vecchia e fastidiosa faccenda di lavoro, proprio adesso che dovresti porre tutte le tue energie per “formattare il libro (vedi sopra)”.

Succede che i pensieri più funesti ti invadono la mente “Ma chi vuoi che se lo legga ‘sto libro”, “Venderai 10 copie se è tanto”, “Ma chi ti credi di essere?”.

E qui… qui decidi se considerarla solamente sfiga (so che in molti l’avrebbero pensato) o se andare oltre, se superare il ponte della paura, se varcare la soglia del futuro sconosciuto.

Cosa ho fatto per uscire dall’autosabotaggio?

A quel tempo non sapevo come sarebbe andato Safari, né l’avventura che mi avrebbe fatto vivere ma ho sempre saputo che, quando sono andata fino in fondo, la vita mi ha stupito in meglio.

Perché quella telefonata l’ho chiusa e ho sposato l’uomo con cui condividere la vita.

Perché quella tesi l’ho sostenuta e ho preso il massimo dei voti.

Perché il viaggio a Barcellona lo abbiamo fatto pochi mesi dopo ed è stato uno dei più belli che ricordi.

E perché le persone che ho incontrato, fisiche e virtuali, le situazioni che ho vissuto, l’affetto che ho ricevuto, il valore che ho scoperto da quando ho iniziato il viaggio con Safari, mi chiedono di godermelo questo viaggio ché non è ancora finito.


E tu? Hai mai affrontato un autosabotaggio e come sei andata/o oltre?

Nel mio percorso di Crescita Personale, Da Crisalide a Farfalla, lavoriamo anche sull’autosabotaggio e su come superarlo per creare una vita in cui tu sei il re/la regina, a pieni poteri.


*articolo aggiornato l’8/11/2022

Copertina 1 o copertina 2? A voi la scelta!

Copertina 1 o 2

Eccomi qui, all’appello!

Dopo averti chiesto l’aiuto da casa, sono pronta a proporti le due bozze di copertina per il mio Safari, due bozze che ho preparato con poca “scienza” di graphic design e una grande quantità di cuore.

Entrambe le opzioni di copertina hanno un valore affettivo molto alto per me ed entrambe raccontano qualcosa del contenuto.

Copertina 1 di Safari

COPERTINA 1 SAFARI
COP1 #SAFARI

Ecco la prima: questa prima copertina racconta il luogo, New York City, che sarà il cuore del cambiamento della protagonista di Safari, Lisa, l’ultima tappa di un viaggio intorno al mondo che è innanzitutto un viaggio di trasformazione e di evoluzione.

Copertina 2 Safari

Copertina 2 Safari

La seconda rivela il suo punto di partenza, le sue radici, la sua terra. Da qui parte e qui ritorna sempre. Il suo mare, i suoi scogli, la sua Sicilia, una luna di spiaggia poco conosciuta e da dove nascono molte delle sue idee.

Due copertine molto diverse tra loro nei colori, ma soprattutto nel significato. Eppure entrambe raccontano la stessa storia, quella di una donna che girerà il mondo per trovare o, meglio, rivelare la sua vera identità.

Votate

Forse adesso mi chiederai: e io?

A ye chiedo solo un piccolo gesto: votare!

Per farlo, basterà lasciare un commento qui sul blog, subito sotto l’articolo o sulla pagina Facebook, Twitter o Instagram con su scritto COP1 #SAFARI se la tua preferenza andrà alla copertina N°1 o COP2 #SAFARI se invece la tua preferenza andrà alla copertina N°2.

Tutto questo da adesso al 31 Ottobre.

Semplice, no?

Adesso tocca a te.

E per quanto riguarda me?

A me non resta che osservare questo nuovo tratto di strada di Safari e godermelo perché mi fido di te e so che, senza ombra di dubbio, sceglierai la copertina giusta, quella che completerà questa prima parte del suo percorso.

Grazie!