Leone di peluche ferito con cerotti: metafora visiva delle cinque ferite dell’anima

Cinque ferite dell’anima: cicatrici che cambiano la vita

Cinque ferite dell’anima: come riconoscerle e iniziare a guarire.

Ci sono ferite dell’anima che solo le cicatrici del corpo fanno emergere.

Un anno fa subivo un piccolo intervento, di quelli che il medico ti dice: “Vai tranquilla, entro 7/10 giorni torni in pista”, per poi rettificare una settimana dopo: “Mi sa che tu sei una che non cicatrizza”.

Tu sei una che non cicatrizza”???!!!!

E no, non cicatrizzo facilmente. Lo so da quando ho preso la varicella a 20 anni e ci ho messo quasi un anno a far venir via i bozzi che la malattia mi aveva lasciato ovunque.

Quella cicatrice, dopo un anno di creme e attenzioni continue, si sta finalmente sbiancando ma resta lì, indelebile come un tatuaggio a ricordarmi che il mio corpo è cambiato… e forse non in peggio.

Già… perché si va dai chirurghi plastici per togliere i difetti ma a me piace pensare che quei difetti sono miei e mi rendono unica al mondo.

Perché dovrebbe essere diverso per le ferite dell’anima?


Donna rilassata a letto con libro aperto sulle cinque ferite dell’anima, colazione e caffè
In questa foto la cicatrice era ancora coperta dalla medicazione e dalla mia mano sinistra

Le ferite dell’anima ti cambiano

È vero, fanno male le ferite, sia la ferita fisica sia la ferita dell’anima. E ti cambiano profondamente come il taglio del bisturi del chirurgo che va in profondità nella pelle. Ti ricordano la sofferenza dell’anima, quei momenti che, di primo acchito, vorresti cancellare.

Che poi ti dici: “Ma davvero mi hanno cambiato in meglio? Davvero ne avevo bisogno? Non stavo tanto meglio prima?”.

Non so rispondere a questa domanda, non alla tua ovviamente ma, se la pongo a me stessa, posso dirti che, sebbene non sia certa che mi abbiano cambiato in meglio, sicuramente mi hanno fatto passare oltre, mi hanno fatto fare un salto da un dirupo all’altro e ora non posso tornare indietro.

Sono una forte sostenitrice del qui e ora perciò quello che mi chiedo con gli eventi che mi capitano è: “Cosa posso farci adesso con questa cosa qui?”.

Imparare a guarire il dolore emotivo

Posso iniziare con l’accettarla, con l’accettare il mio corpo che cambia, con l’accettare la mia mente e il mio modo di vedere le cose che mutano.

Posso iniziare a dirmi che, se alla fine sono qui adesso, così come sono, ci può essere qualcosa di guadagnato…

… che quelle ferite lì, quelle cicatrici sono parte integrante di me e che, finché non mi occupo di guarirle, non farò altro che mettere da parte me, senza assaporare il nuovo futuro che mi aspetta.

E allora: come curare le ferite dell’anima?

La mappa delle cinque ferite secondo Lise Bourbeau

Te lo racconto attraverso un libro che, riflettendo e studiando per questo post, mi è saltato all’occhio. Sto parlando deLe 5 ferite e come guarirle.*. L’autrice Lise Bourbeau, partendo dalla teoria dello psichiatra John Pierrakos, mostra come ognuno di noi nel corso della sua infanzia abbia accumulato una o più ferite dell’anima e spiega come riconoscerle.

Lise Bourbeau, in linea con il Buddismo, sostiene che noi scegliamo il luogo, la situazione e la famiglia in cui nascere per risanare certe ferite che ci portiamo dietro. Che tu creda o no alla reincarnazione, ti consiglio di dare il beneficio del dubbio a questa visione, e adesso ti racconto il perché.

Anche se tu dici a te stesso – non voglio più vivere questa situazione – essa si ripresenterà; bisogna consentire a se stessi di poter repetir lo stesso errore, la stessa esperienza sgradevole, prima di riuscire a trovare la volontà e il coraggio necessari per trasformarsi.”*

C’è una grande differenza tra rendersene conto con la mente e accettare con l’anima. Quando non voglio più qualcosa nella mia vita, cerco con varie strategie mentali di modificare i miei pensieri e i miei comportamenti, ma la tal cosa non cambia, anzi ritorna come un gustosissimo e indigesto piatto di peperoni.

E sai perché? Perché quella cosa non l’ho cambiata dentro. Andiamo verso alcune situazioni (quelle che ci fanno esprimere sconsolate/i: “Ma davvero? Di nuovo?”) proprio per risolvere ed evolvere.

La teoria si basa sull’esperienza del bambino nei primi anni di vita. A ognuna delle cinque ferite corrisponde una maschera che indossiamo per proteggerci dagli altri, ma soprattutto da quello che non vogliamo affrontare. Vediamole una ad una.

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1. La ferita del rifiuto (la maschera del Fuggitivo)

È la ferita di chi si sente respinto, non voluto.

La maschera corrispondente è quella del fuggitivo, di chi per l’appunto vuole sparire, non farsi vedere. Ricerca la perfezione pur di farsi amare dagli altri ed è decisamente un solitario. Ritiene di non essere importante, che le sue parole non siano degne di nota.

  • La nota neuroscientifica: quando il sistema nervoso percepisce il rifiuto sociale, attiva le stesse identiche aree cerebrali (la corteccia cingolata anteriore) che si accendono durante il dolore fisico. Per il cervello, essere rifiutati equivale a una ferita corporea. La maschera del fuggitivo è la risposta biologica di evitamento (Flight): il sistema nervoso si spegne e si ritira per proteggersi da un dolore che percepisce come letale.

2. La ferita dell’abbandono (la maschera del Dipendente)

L’abbandono è la ferita di chi si è sentito lasciato indietro o trascurato.

Chi la vive ha un disperato bisogno di affetto e questo lo rende dipendente. Si sente spesso vittima e vorrebbe l’attenzione che non ha ricevuto. È estremamente empatico, quasi dovesse occuparsi della felicità degli altri come missione personale per evitare di essere lasciato di nuovo.

  • La nota neuroscientifica: la paura dell’abbandono manda in cortocircuito il sistema di attaccamento biologico. Davanti alla minaccia di essere lasciati soli, l’amigdala scatena un picco di cortisolo (l’ormone dello stress) che simula un pericolo di vita. La dipendenza affettiva è una risposta neurobiologica di iper-attivazione: il cervello cerca disperatamente la co-regolazione con il sistema nervoso di un altro essere umano per potersi calmare e sentire di nuovo al sicuro.

3. La ferita dell’umiliazione (la maschera del Masochista)

Rimproveriamo agli altri tutto ciò che noi stessi facciamo e non vogliamo vedere. Per questa ragione attiriamo a noi persone che ci mostrano che cosa facciamo agli altri o a noi stessi.”*

Chi si sente umiliato si sente sminuito. La maschera è il masochista, ovvero chi quasi gode nel procurarsi sofferenza o nel farsi carico dei problemi altrui. C’è una forte componente di vergogna. Fanno di tutto per aiutare gli altri e controllano tutto per paura di essere feriti o esposti nella loro vulnerabilità.

  • La nota neuroscientifica: l’umiliazione cronica attiva profondamente il sistema nervoso parasimpatico nella sua risposta più arcaica: il collasso dorsale (Freeze/Faint). Quando un bambino viene sminuito ripetutamente, il cervello impara che l’unico modo per sopravvivere senza essere distrutto è “farsi piccolo”, immobilizzarsi e anticipare la punizione (da qui il masochismo). È una strategia biologica di sottomissione per disarmare l’aggressore.

4. La ferita del tradimento (la maschera del Controllore)

Non è ciò che vivi che ti fa soffrire, bensì la tua reazione a ciò che vivi, a causa delle ferite
non guarite.
”*

Riguarda le persone tutte d’un pezzo convinte che, quando dici una cosa, devi rimanere coerente. Se l’altro sbaglia, ci mettono su una croce.

Sviluppano la maschera del controllore: pretendono tantissimo da se stessi/e e da chi li circonda, e fanno una fatica enorme a delegare perché, in fondo, degli altri non si fidano affatto.

  • La nota neuroscientifica: il tradimento della fiducia rompe la prevedibilità dell’ambiente, lasciando il sistema nervoso in uno stato di allerta costante. La maschera del controllore non è un tratto caratteriale, ma uno stato di iper-vigilanza simpatica (Fight/Attacco). Il cervello rigido, incapace di rilassarsi, produce costantemente adrenalina per monitorare l’ambiente circostante, convinto che prevedere ogni mossa altrui sia l’unico modo per evitare di essere ferito di nuovo.

5. La ferita dell’ingiustizia (la maschera del Rigido)

L’ingiustizia è la sofferenza di chi non si sente apprezzato abbastanza per il proprio valore intrinseco. La maschera corrispondente è la rigidità.

I rigidi sembrano freddi, sono estremamente efficaci, perfezionisti e fanno di tutto per non chiedere mai aiuto. Il merito è il loro mantra insindacabile.

  • La nota neuroscientifica: chi vive l’ingiustizia impara precocemente a scindere l’emozione dalla cognizione. Per evitare il dolore di non essere apprezzatə, il sistema nervoso attua una forma di auto-inibizione emotiva: si disconnette dal corpo e dai segnali della fatica o della tristezza, canalizzando tutta l’energia verso la corteccia prefrontale (la logica, l’efficienza, il dovere). La rigidità muscolare e caratteriale è letteralmente l’armatura biologica che il corpo indossa per non crollare.


Come riconoscere e curare le ferite dell’anima in noi

Non so tu ma io mi sono ritrovata in quattro di queste cinque ferite dell’anima. Sì, perché non è che siamo solo dipendenti o solo controllori, possiamo avere due, tre e persino tutte le cinque ferite. Magari una prevale sull’altra e, se siamo oneste/i, sappiamo bene qual è quella che non riusciamo proprio a cambiare.

Ma il punto alla fine è proprio questo: come si curano le ferite dell’anima?

Secondo Lise Bourbeau per prima cosa bisogna riconoscerle e accettarle. Bisogna guardarle in faccia e non pensare di dover “cambiare” a tutti i costi con la forza, ma semplicemente di curare e guarire. Spesso, per paura di riviverle, attiviamo le maschere e non facciamo che peggiorare la situazione, rigirando il coltello nella piaga.

Invece, la responsabilità della guarigione emotiva spetta solo a noi.

Prendiamoci cura delle nostre cicatrici interiori

Se infatti abbiamo cura delle nostre cicatrici fisiche applicando la crema tre volte al giorno per mesi, allo stesso modo osservare, accettare e perdonare saranno la crema cicatrizzante delle nostre ferite dell’anima. Nasconderle sotto la sabbia non serve a nulla.

Serve lasciare il giudizio da parte, comprendere che abbiamo quella cicatrice dell’anima per un preciso motivo e darsi il tempo per guarire completamente.

Lise Bourbeau sottolinea l’importance della gratitudine verso noi stesse/i per aver avuto il coraggio di creare e alimentare una maschera che in quel momento ci ha protetti. Quella sofferenza è lì per ricordarci che dobbiamo imparare ad amarci così come siamo.

Amarti significa accettarti anche se fai agli altri precisamente ciò che rimproveri loro…
L’amore è l’esperienza di te stesso… più ti consenti di tradire, rifiutare, abbandonare, umiliare, essere ingiusto, meno lo farai.
”*


Risolvere le proprie ferite profondamente

Quale ferita senti più vicina a te in questo momento? Scrivilo nei commenti e, se ti va, parliamone insieme.

*Tutte le citazioni in questo articolo sono riportate fedelmente dal libro Le 5 ferite e come guarirle. Rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione, tradimento, di Lise Bourbeau, Ed. Amrita. Questo è un link di affiliazione. Se decidi di acquistarlo partendo da qui, mi aiuterai a sostenere i costi di gestione di questo blog e la creazione di contenuti gratuiti. A te non costerà un centesimo in più, ma per me è un piccolo, grande riconoscimento del tempo passato insieme tra queste pagine. Grazie!

6 commenti su “Cinque ferite dell’anima: cicatrici che cambiano la vita”

  1. Cioè uno dovrebbe, tradire, rifiutare, abbandonare e via di seguito per guarire le ferite causate dal rifiuto, da chi ti ha abbandonato? Cioè faccio il peggio io per guarire le mie ferite?
    Così non esco mai dal circolo vizioso..
    Le ferite vanno riconosciute come tali perchè sono ferite, tagli che si imprimono nell’anima e, a volte, anche nel corpo…
    Nella vita troverai sempre chi ti farà del male come chi ti farà del bene e le ferite che hai sanguineranno di nuovo come un copione già visto….ma è la legge dell’esistenza. La sofferenza fa parte della vita, così come le soddisfazioni. Se si riesce a fare appello a quello, si riesce ad andare oltre…ma non è facile e non tutti ci riescono. non siamo dotati tutti delle stesse capacità!

    1. unadonnaalcontrario

      Sai che non credo che l’autrice di questo libro intendesse che “dovremmo” tradire, etc.? Credo che il suo sia il risultato di un studio su più casi e che sia una sorta di fotografia, senza giudizio. Io come te sono convinta che non è che dobbiamo andarcele a cercare le sofferenze. A volte ci sono, altre volte ci sono le gioie ma conoscere il parere di chi ha fatto degli studi sulla psiche per me, ripeto per me, è sempre molto interessante. Ti ringrazio molto per avere espresso il tuo parere. Queste mie pagine virtuali sono nate proprio perchè tutte/i noi potessimo sentirci libere/ di esprimerci.

  2. Ho letto il libro sulle cinque ferite dell’anima parecchi anni fa quando decisi di intraprendere un percorso di riscatto di me stessa devastata dall’esperienza in Messico dove avevo disintegrato la mia essenza per farmi accettare dalla famiglia di Zapotecos messicani a cui il mio cuore si era consegnato…ero giovane…ma se per tutto il bene che ho ricevuto dovessi ripassare per tutto il male ricevuto, lo rifarei. Hai svolto un saggio su quest’argomento che è molto personale e coinvolgente. Un abbraccio. Joy di @yourjoyhome

    1. unadonnaalcontrario

      Non posso immaginare quanto sia stat forte la tua esperienza ma credo, dimmi se sbaglio, che la tua forza derivi da lì e quella forza non te la toglierà mai nessuno al mondo.

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