Ciotola giapponese riparata con tecnica Kintsugi oro su ceramica rotta

Kintsugi: l’arte di riparare le ferite con l’oro

In sintesi: Kintsugi, l’oro nelle tue crepe

  • Significato: l’antica arte giapponese di riparare la ceramica con lacca d’oro.
  • Neuroscienze: la neuroplasticità come processo biologico di riparazione del sistema nervoso.
  • Wabi-sabi: trovare la bellezza nell’impermanenza e nell’imperfezione.
  • Trasformazione: come il counseling aiuta a integrare il dolore per renderlo un punto di forza.

È mattina. Molto presto. La mia casa dorme ancora. Il silenzio intorno a me è rotto solo da qualche cinguettio fuori dalla finestra e dal fedele ronzio del frigorifero. Il caffè fuma nella mia tazzina.

Ci sono momenti che non sai collocare nel tempo. Forse perché li hai vissuti molte volte in epoche diverse della vita. Questo è uno di quelli. Potrei essere in un lontano 1992, adolescente e ombrosa, con un cuore che brama rivincita e una mente ambiziosa.

Potrei essere ancora più in là nel passato, bambina che tenta di non far rumore, di non disturbare ché mamma ha altro a cui pensare.

Potrei catapultarmi alla laurea, quando quel senso di rivincita sembrava essersi placato. O più avanti alla fine di un amore malato che ha messo k.o. la sicurezza in me stessa.

In silenzio. Alle prime luci dell’alba. Io intera, eppure piena di cicatrici.

*ultimo aggiornamento febbraio 2026

Quando ci sentiamo “in frantumi”: la mia scoperta del Kintsugi

Ti è mai capitato di sentirti come un vaso caduto a terra? Un cumulo di cocci che sembrano impossibili da rimettere insieme. In uno di quei momenti di “buio pesto”, mi capitò tra le mani il libro di Selene Calloni Williams sul Kintsugi.*

È stata una rivelazione. Per anni ci insegnano a nascondere le ferite, a vergognarci delle nostre crepe, a cercare una perfezione levigata e finta.

Il Kintsugi (letteralmente “riparare con l’oro”) ribalta tutto.

Questa antica tecnica giapponese non nasconde la rottura, ma la evidenzia con l’oro, rendendo l’oggetto riparato molto più prezioso e unico dell’originale.

Cavoli, dovrei saperlo bene dopo 25 anni di Buddismo giapponese! Eppure, vedere quella metafora applicata ai miei cocci ha cambiato tutto. Qui non si parla solo di resilienza, ma di celebrare il segno della riparazione.

Dettaglio venature dorate Kintsugi su ceramica giapponese riparata con lacca urushi
L’arte del Kintsugi

Neuroscienze e Kintsugi: la “biologia” della riparazione

Oggi, come counselor specializzata in neuroscienze, guardo a quel caffè all’alba con occhi nuovi.

Perché il concetto di Kintsugi è così potente per la nostra mente? La risposta risiede nella neuroplasticità.

Quando attraversiamo una crisi o un trauma, le nostre vecchie mappe mentali si “rompono”. Il processo di guarigione (il counseling, la meditazione, il lavoro su di sé) agisce come quella lacca dorata: non riporta il cervello allo stato precedente, ma crea nuove connessioni neurali.

Queste nuove “strade” nel cervello sono il nostro oro biologico.

Il nostro sistema nervoso ha la capacità innata di integrare l’esperienza difficile e trasformarla in nuova consapevolezza. Non siamo “rotti/e”, siamo vasi in fase di ristrutturazione preziosa.

La filosofia Wabi-sabi: la bellezza dell’imperfetto

Il Kintsugi nasce intorno al XV secolo (periodo Higashiyama) e affonda le radici nel Wabi-sabi, una visione del mondo che accetta l’impermanenza.

  • Wabi: la semplicità rustica, l’eleganza dell’umiltà.
  • Sabi: il fascino del tempo che passa e delle storie che le cicatrici raccontano.

Si racconta che una tazza da tè cadde dalle mani dello shogun, Ashigaka Yoshimasa, e che, in suo onore, alcuni artigiani decisero di ripararla impreziosendola con l’utilizzo di lacca e oro.

Come si fa il Kintsugi

Tecnicamente, si usa la lacca urushi (estratta dalla pianta Rhus verniciflua) mescolata a farina. Si carteggia, si leviga e si spolvera l’oro.

I 5 passaggi del Kintsugi tradizionale

  1. Pulizia dei cocci: raccogli i frammenti, puliscili e asciugali completamente.
  2. Applicazione lacca urushi: mescola la lacca con farina di riso o grano e applica sui bordi dei pezzi per ricomporli.
  3. Essiccazione: lascia asciugare per circa 3 giorni in ambiente protetto.
  4. Carteggiatura: leviga delicatamente la lacca secca fino a ottenere una superficie liscia.
  5. Oro finale: applica lacca rossa (bengara urushi) sulle venature, poi spolvera l’oro in polvere o foglia.

La pillola della Counselor: ogni passaggio del Kintsugi è una metafora del percorso di guarigione interiore. Non si può saltare la pulizia (consapevolezza), né accelerare l’essiccazione (il tempo necessario al dolore), né evitare la carteggiatura (il lavoro su di sé). Solo così l’oro della trasformazione può aderire davvero.

Kintsugi come pratica di Counseling: onorare le proprie cicatrici

Come possiamo applicare questa arte nella vita quotidiana? Ecco i tre passaggi chiave che utilizziamo nel mio percorso Da Crisalide a Farfalla:

1. Raccogliere i cocci (=Consapevolezza)

Il primo passo è non scappare dal dolore. Guardare i pezzi a terra con gentilezza. Cosa si è rotto? Cosa non funziona più? Senza giudizio, solo osservazione consapevole.

2. Scegliere l’oro (=Trasformazione)

L’oro è il significato che diamo alla ferita. Nel counseling, scegliamo quali risorse attivare per “incollare” la tua storia: la tua creatività, la tua capacità di ascolto, la tua nuova forza neurobiologica.

3. Mostrare la ferita (=Autenticità)

Un vaso riparato viene esposto con orgoglio. Onorare le proprie cicatrici significa smettere di fingere che non esistano e portarle con fierezza. L’arte non si può giudicare, la si può solo respirare.

FAQ: domande frequenti sul Kintsugi interiore

È possibile riparare ferite molto antiche? 

Assolutamente sì. Il tempo non è un ostacolo. Anzi, più la “rottura” è profonda, più l’oro della consapevolezza può brillare.

Qual è la differenza tra resilienza e Kintsugi?

La resilienza è la capacità di resistere e tornare alla forma originale. Il Kintsugi è trasformazione creativa: non torni come prima, diventi qualcosa di nuovo, con una bellezza che prima non avevi.

Come posso iniziare a “ripararmi”?

Inizia respirando nelle tue crepe. Accetta che la tua storia, con tutti i suoi tagli, è ciò che ti rende un’opera d’arte unica.

Che colla si usa per il Kintsugi?

Si usa la lacca urushi ricavata dalla pianta allergizzante Rhus verciflua, alla quale viene aggiunta farina di riso o di grano. La lacca va fatta essiccare per circa tre giorni, poi si carteggia fino ad ottenere una superficie completamente levigata e, infine, si colora con lacca rossa sopra la quale si spolvera l’oro.

Quanto costa fare il Kintsugi?

Un kit base per principianti costa circa 20-50€. Per oggetti di valore da restaurare professionalmente, i costi partono da 100-150€ a seconda della complessità. La tecnica tradizionale con vera lacca urushi richiede mesi di lavorazione.

Si può fare il Kintsugi su qualsiasi ceramica rotta?

Sì, la tecnica funziona su ceramica, porcellana e terracotta. I pezzi devono essere puliti e asciutti. Anche oggetti rotti in molti frammenti possono essere recuperati, rendendo la riparazione ancora più preziosa e unica.

La metafora del Kintsugi

E le tue cicatrici? Stranamente adesso le osservi con un altro occhio.

Cominci a vederle brillare, a notare l’oro con cui sono saldate e scopri che quell’oro sei tu.

Perché sei tu che di quelle ferite ne hai fatto qualcosa, sei tu che, anche se hai sofferto maledettamente, ti sei rimessa/o in carreggiata.

Sei tu che le hai disinfettate e ne hai fatto la tua opera d’arte, la tua preziosa opera d’arte.

Che l’arte, si sa, non si può giudicare, la si può solo respirare, assaggiare, imprimere dentro.

Non è bella né brutta. Comunica. Emoziona. A volte disgusta. A volte commuove.

Non serve giudicarmi. Non serve giudicare. Né dentro, né fuori. Mi tocca ricordarmi, ancora una volta, che sono preziosa esattamente come qualunque altro essere vivente. Non meno, non più.

Che sono qui sulla terra adesso e che ho un’unica sola missione: vivere esattamente come la persona che sono, offrire al mondo il suo unico talento, mostrarsi nella sua interezza, cicatrici comprese…

… Che non è debolezza, è la mia unicità.

La tua unicità.



Libri sul Kintsugi

Ti lascio inoltre due libri molto belli per approfondire l’arte del Kintsugi e il suo significato metaforico:

Dove comprare Kit per Kintsugi

Quello che vedi nella foto di questo articolo è il mio personale Kintsugi, fatto con le mani di chi ama creare bellezza, sempre e in ogni ambito.

Se senti il bisogno di portare questa metafora nella materia e vuoi cimentarti fisicamente in quest’arte, io utilizzo questo kit che trovi su Amazon.*

Io lo trovo un hobby estremamente meditativo.

E chissà magari mentre sei all’opera con dei cocci fisici, rifletterai su quelli della tua anima.

Conclusione: siamo vasi preziosi, non cocci rotti

La prossima volta che senti una crepa nell’anima, pensa all’artigiano giapponese. Non cercare di usare una colla invisibile per nascondere la verità.

Cerca il tuo oro.

Qual è la “cicatrice dorata” di cui vai più fiera/o oggi? Scrivimelo nei commenti, onoriamo insieme la tua storia.

Buona vita, anima al contrario!


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46 commenti su “Kintsugi: l’arte di riparare le ferite con l’oro”

  1. Francesca Maria Matteucci

    Io adoro i giapponesi .. non conoscevo questa tecnica ma – nel pensiero – la trovo molto simile allo stile d’arredamento wabi sabi .. che accetta l’imperfezione degli oggetti mettendoli anzi al centro dei contesti, trasformando il loro non essere precisi e curati in qualcosa invece di assolutamente perfetto =)

    1. unadonnaalcontrario

      Bene, allora questo articolo è servito ad entrambe perchè io non conoscevo lo stile wabi sabi e quindi andrò a scoprirne di più. Grazie!

  2. E’ bellissimo questo post perché fa proprio riflettere: le ferite, come le cicatrici e le rughe, sono l’esternazione del nostro cambiamento.

    1. unadonnaalcontrario

      Ah, sicuramente hai toccato un tasto fondamentale: le rughe! Cosa può raccontare di più di un volto delle sue rughe? Credo che bisogna imparare ad amare anche quelle 🙂

    1. unadonnaalcontrario

      Io più che per riparare, direi proprio per illuminarle, per renderle preziose, proprio come l’oro, che preziose/i siamo tutte/i noi.

  3. la filosofia giapponese ci fa le scarpe per la sua profondità e tradizione sapevo anche io del kintsugi ed è davvero bellissimo come rituale

    1. unadonnaalcontrario

      In effetti anche a me piace lasciarmi stupire dalla filosofia orientale ed, in particolare, trovo quella giapponese molto raffinata, non solo nel rituale ma anche nel pensiero.

  4. Che bello questo post. Hai ragione: le ferite sono la nostra unicità e non dobbiamo nasconderle, ma imparare a mostrarle nel modo giusto trasformandole in oro.

  5. Avevo già sentito parlare di questa tecnica, ma con questo articolo ho scoperto dettagli che non conoscevo. Una tecnica simile si usava in passato anche da noi per riparare vecchie stoviglie in porcellana.

  6. mi piace questa tecnica. dà una seconda possibilità a qualcosa che si è rotto, arricchendolo. potrebbe anche essere una metafora della vita!

  7. Mademoiselle Champagne

    Bellissima questa “tecnica” del Kintsugi, ridare nuova vita a qualcosa di rotto non semplicemente incollando i pezzi alla meglio ma addirittura abbellendolo, a mio avviso, e trasformandolo grazie a l’oro. Le mie cicatrici quelle vere, quelle tangibili e visibili, non quelle interiori, non sono state “ricucite” con tanta arte…..

  8. Incredibile come questo post sia in sintonia con le mie, intime, riflessioni di questo periodo. E grazie per avermi ricordato la tecnica giapponese in questa malinconica serata autunnale.

  9. Adoro quella filosofia, di cui avevo sentito parlare tempo fa.. mi ha aiutato quando la vita mi ha regalato delle ciccatrici profonde, ma ora quando le riguardo mi sento orgogliosa di me e dei miei pezzi, anche se non brillo di certo come l’oro.. magari chissà tra un po’ 😉

    1. unadonnaalcontrario

      Chi lo sa, magari tu non riesci a vederlo l’oro però c’è, soprattutto se, come dici tu, sei orgogliosa dei “tuoi pezzi”. Un caro saluto.

  10. Un incipit favoloso , il momento della colazione al mattino seduti in cucina con la propria tazza di caffè, un momento senza tempo, vissuto così tante volte, dove la nostra mente è ancora in bilico tra sogno è realtà è ci si ripensa con immagini di altri mondi.

  11. Kintsugi sembra davvero una metafora che si può applicare alla nostra vita, alla nostra unicità e bellezza. La debolezza è la nostra forza, i cicatrici sono le nostre mappe segrete delle storie personali che ci aiutano a trovare un lato positivo in qualunque situazione.

    1. unadonnaalcontrario

      È bella l’idea delle cicatrici come “nostre mappe segrete”. Devo rivederle anch’io in questa ottica. Grazie mille per questo spunto 🙂

  12. Una tecnica che potrebbe sembrare anche una metafora della vita, i nostri nonni cercavano di riparare i cocci rotti, adesso non ci sforziamo nemmeno di raccogliere i pezzi…

    1. unadonnaalcontrario

      Infatti è così: una metafora vera e propria. Come dici tu, noi siamo abituate/i a buttare via tutto subito e a sostituire con qualcosa di nuovo. Qualche volta può essere utile anche questo, ma altre volte dai cocci, può nascere qualcosa di estremamente bello.

  13. Cosa posso dire adesso? Come sempre sei riuscita a toccare un argomento molto profondo e personale e lo hai fatto con una delicatezza tale da sconvolgere. Portiamo tutti delle cicatrici che lasciano il segno, di quelle che non si vedono sulla pelle a volte, ma che bruciano beffarde dentro di noi. E restano parte integrante di noi, restano parte della meravigliosa persona che siamo. Perché anche se hanno fatto male e ancora lo fanno, forse è anche grazie a loro che adesso possiamo brillare in maniera diversa. Un abbraccio forte a te Noemi, non posso che dirti questo! <3

    1. unadonnaalcontrario

      Spero di non aver sconvolto troppo 😉 Mi piace l’idea di poter brillare, quasi con quel concetto della rete di Indra, in cui la luce di uno riflette quella dell’altra. In questo modo brillare insieme ha un significato ancora più ampio del brillare semplicemente da sole/i.

  14. La cultura Giapponese è piena di sorprese, conoscevo già questa tecnica di riparare ed abbellire gli oggetti rotti e penso sia qualcosa di stupendo.
    Il tuo articolo fa uscire tutto ciò che la parola Kinstugi comporta, mi hai davvero emozionata.

    1. unadonnaalcontrario

      Ti ringrazio di cuore. In effetti la cultura giapponese nasconde sempre segreti incantevoli e metaforici, da adattare alle nostre vite quotidiane.

  15. Sono quei momenti di intimità con sé stessi che non so come… segnano un passo, come un grande evento. Forse perché non ci fermiamo mai, se non per aggiustarci, appunto. E quando ci aggiustiamo non vediamo che le lacrime e i dolori sono amalgame d’oro. Lo vediamo solo poi, forse si trasformano col tempo.

    1. unadonnaalcontrario

      Mi piace molto il concetto di “aggiustarci”, come un rimettersi in linea, e poi in cammino. E poi come dici tu, dopo un po’ di tempo, ti volti indietro e vedi l’oro che hai creato. Grazie!

  16. Le nostre cicatrici, gli sbagli le ferite ci rendono le persone che siamo. Può sembrare banale o una frase fatta ma é terribilmente vero

  17. inviaggiocolbisonte

    Dicono che chi rompe paga ed i cocci sono suoi, però con i cocci si possono fare grandi cose! Anche con i cocci di se stessi…

      1. Queste sono una di quelle cose che mi fanno amare la cultura giapponese sempre di più. Conoscevo quest’arte che è anche un pezzo di filosofia, davvero una bellissima cosa.

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