Credere a Babbo Natale da adulti: la magia che non vuoi perdere

Sono ormai tre Natali che mi tocca rispondere a questa domanda:
Mamma, perché Babbo Natale non passava dalla mia casa quando ero in Africa?“.

E dopo essermi arrampicata su ogni specchio possibile con risposte improbabili del tipo:

“Forse fa troppo caldo per le renne!”(Embè? Dammene te una più credibile), ho finito per raccontare alla mia bimba color cioccolato al latte, che nemmeno da casa mia passava Babbo Natale.

Che poi non stavo nemmeno in Africa ma nella nostra bella Italia cattolica.

*articolo aggiornato il 25 novembre 2025


Quando Babbo Natale non passava da casa mia

Soltanto che i miei genitori avevano optato per un altro tipo di religiosità e, pur rispettando tutte le forme spirituali esistenti al mondo (porca zozza, ma perché ci devono andare di mezzo sempre i bambini?), questo comportava per me e mio fratello non solo la triste notizia che Babbo Natale non esisteva e che quindi non sarebbe passato da casa nostra il 25 Dicembre, ma anche non festeggiare onomastici, compleanni e tutte quelle occasioni che per i più piccoli hanno un unico significato: regali.

Infanzia de merda, I know, I know!

Per fortuna sono tutta intera qui a raccontartela scavallando l’ombra della depressione e del suicidio adolescenziale (Pfiuuu!).

Ma quella bambina che non ha mai aspettato Babbo Natale, che non ha mai scritto una letterina, che guardava gli altri bambini eccitati per il 25 dicembre senza capire cosa ci fosse di tanto speciale… quella bambina è cresciuta.

E ha preso una decisione.

Il mio albero di Natale bianco con le decorazioni di tutto il mondo

Perché ho deciso di credere a Babbo Natale da grande

Alla mia bimba ho detto che io a Babbo Natale ci credo e che, da quando avevo 12 anni, gliela scrivo la letterina.

Non importa se risponde o no, non importa se qualche volta i regali li porta oppure no.

A me piace avere questa corrispondenza e credere che lui legga la mia lettera scritta rigorosamente a mano e in italiano.

Sarà per questo che non capisce bene che regali voglio?!?!

Credere a Babbo Natale da adulta non è essere ingenua o infantile. È una scelta consapevole. È decidere che la magia ha ancora un posto nella mia vita, nonostante tutto quello che so del mondo.

È un atto di resistenza contro il cinismo. È dire: “Il mondo può essere duro, ma io scelgo di credere che ci sia ancora spazio per la meraviglia.”

Babbo Natale sotto l'albero con il libro di Noemi Bengala, Safari

La mia letterina di Natale

Ahimè, a quel punto non ho potuto eludere la domanda: “E quella di quest’anno?”.

Naturalmente mammanonhomailtempopernullafiguratiperme non l’aveva ancora preparata e così, sotto sua stretta supervisione, ho aperto il fedele moleskine e ho iniziato a scrivere.

Buon Natale, Babbo, come va la dieta?

Ricordati che anche quest’anno il costume é lo stesso e tocca che tu ci rientri.

E gli elfi? Un restyling, no, eh?

Va bene, va bene, non critico più. Abbi pazienza, è deformazione professionale.

Veniamo al dunque. Che vorrei per questo Natale?

A dire il vero quest’anno non ci ho ancora pensato.

Ah, sì, prima di tutto vorrei avere delle belle notizie, visto che ultimamente non se ne sentono molte.

Sapere che quell’amico ha realizzato il sogno della sua vita, che la mamma della mia amica sta meglio, che i miei genitori sono sereni.

Vorrei andare in giro per la mia città, che è strepitosamente bella, senza l’ansia di un mega-botto da un momento all’altro, e non parlo dei petardi dei ragazzini per strada.

Vorrei capire che direzione finalmente prendere nella mia vita, ché sono sempre così incasinata, una sognatrice alla ricerca continua di qualcosa.

Vorrei accettare che sto diventando grande senza gridare allo scandalo rughe forever.

Vorrei che Safari arrivasse nelle mani delle donne e degli uomini che sono pronti ad andare in una direzione nuova e, forse per un po’ di paura, non riescono ancora a farlo; nelle mani di chi pensa che non ci sia soluzione alla loro quotidianità per dirgli che invece la soluzione c’è, che magari non è quella che ci hanno propinato gli altri ma che, dentro di noi, quella soluzione esiste già, dobbiamo solo tirarla fuori (io per prima).

E poi, sai cosa vorrei?

Che andassi nelle case di quei genitori, proprio quelli che hanno detto ai loro figli che tu non esisti e gli riempissi la casa di pacchi e pacchetti, così gli facciamo un bello scherzetto.

Sarebbe divertente!

Credimi, i bimbi in quelle case non stanno aspettando altro.

Caro Babbo, Buon Natale.

Non prendere troppo freddo su quella slitta e, quando passi sopra l’Empire, pensami un pochino che lo sai che io vorrei essere lì con te.

Chissà che bella vista da lassù!

Adesso ti saluto, la minestra è quasi pronta e devo prepararmi al momento in cui quell’esserino che amo tanto, inizierà una lamentela senza fine perché avrebbe preferito le cotolette.

Ah, un’ultima cosa, Babbo.

Se poi proprio vuoi portarmi una cosetta materiale, che non ne puoi fare a meno, vero? Un paio di desideri ce li avrei, due cosucce da niente, ma adesso è tardi, devo proprio andare. Te li scrivo dopo.

Buon Natale, Babbo, ci vediamo il 25, come tutti gli anni.

Quest’anno me lo fai un favore? La chiudi la finestra quando vai via ché mi lasci sempre la camera da letto gelata?

Ti voglio bene, Babbo. Non dimenticarlo mai”.

Cosa significa davvero credere a Babbo Natale

Quando rileggo questa letterina, mi rendo conto di una cosa: non ho chiesto nessun regalo materiale. O meglio, li ho rimandati alla fine, come una postilla, quasi imbarazzata.

Perché credere a Babbo Natale, da adulti/e, significa aver capito qualcosa di fondamentale.

Non è credere che un uomo anziano con la barba porti i regali

Credere a Babbo Natale non è credere nella logistica impossibile di un uomo che visita miliardi di case in una notte.

È credere che ci sia ancora spazio per fermarsi, per desiderare, per sperare.

È permettersi di avere desideri che non hanno niente a che fare con lo shop online o con le liste dei regali.

Desideri veri. Quelli che non si impacchettano.

È credere che la magia esiste ancora

La magia non è nell’apparizione dei regali sotto l’albero.

La magia è in quella sospensione del cinismo, in quel momento in cui ti permetti di scrivere una lettera a qualcuno che “non esiste” e senti che, in qualche modo, ti sta ascoltando.

La magia è nella capacità di stupirsi ancora. Di desiderare ancora. Di credere ancora che le cose possano andare bene, nonostante tutto.

Come parlare di Babbo Natale con i bambini… qualunque sia la loro storia

Ogni bambino/a ha una storia diversa.

C’è chi viene da paesi dove Babbo Natale non è mai arrivato.
C’è chi ha vissuto Natali senza regali.
C’è chi ha sentito dire che Babbo Natale non esiste.
C’è chi ha perso la magia troppo presto.

Come parlare di Babbo Natale con questi bambini?

Non mentire, ma non distruggere.

Puoi dire: “Babbo Natale esiste per chi ci crede. E io ci credo. Perché credere a Babbo Natale significa credere che nel mondo ci sia ancora gentilezza, generosità, magia.”

Puoi dire: “Non importa se Babbo Natale è passato o no quando eri piccola. Quello che conta è che adesso, insieme, possiamo credere che il Natale sia un momento speciale.”

Puoi dire: “Babbo Natale non porta solo regali materiali. Porta la possibilità di desiderare qualcosa di più grande.”

La mia risposta a mia figlia

Alla fine, alla domanda “Perché Babbo Natale non passava dalla mia casa quando ero in Africa?” ho risposto così:

“Perché Babbo Natale passa nelle case dove qualcuno crede in lui. Adesso tu sei qui, con me. E io ci credo. Quindi adesso Babbo Natale sa dove trovarti. E sa che tu lo stai aspettando.”

E poi le ho fatto scrivere la sua letterina.

Non per i regali. Ma perché imparasse che desiderare è importante. Che credere è importante. Che la magia, quella vera, non ha bisogno di prove per esistere.


E tu, ci credi ancora a Babbo Natale?

Non ti sto chiedendo se credi che esista davvero un vecchio con la barba bianca. Ti sto chiedendo se credi ancora nella magia. Se ti permetti ancora di desiderare. Se hai ancora uno spazio, nel tuo cuore da adulto/a cinico/a e disincantato/a, per la meraviglia.

E cosa desideri per quest’anno? Non le cose materiali. Quelle vere.

Se ti va, raccontamelo in un commento. Grazie!


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