Immagine articolo isole Ballestas

Isole Ballestas e Paracas: un viaggio oltre il tempo

E no che non mi stanco, non mi stanco” cantava un tempo Lorenzo Jovanotti.

Ed io “no che non mi stanco”… di parlarvi ancora di Perù.

Come dite?

Vuoi dirci che in Perù c’è ancora dell’altro?”.

Eh, sì, ragazzuole/i al contrario del mio cuor, mica mentivo quando scrivevo, e qui cito me stessa, “un viaggio in Perù è tanta roba”!

Oggi per la felicità delle/gli amanti degli animali, vi porto in quelle che sono definite le galapagos peruviane, regno di pinguini, leoni marini, otarie.

Un luogo in cui troverete l’ennesimo geoglifo misterioso del Perù.

Un posto che vi regalerà viste mozzafiato sull’Oceano Pacifico.

Un’area naturale che vi porterà indietro di milioni di anni.

Sto parlando delle splendide Isole Ballestas.

Riserva Nazionale di Paracas e Isole Ballestas

Fauna isole Ballestas

A circa 250 Km a sud di Lima, nella regione di Ica, si trova la Reserva Nacional de Paracas, un’area tra oceano e terra ferma, dichiarata protetta dal 1975.

Un territorio totalmente disabitato dall’essere umano (direi… per fortuna!) ma MOOOLTO abitata da esseri “carini e coccolosi”, alcuni, ahimè, a rischio di estinzione.

È la Corrente di Humboldt a rendere questo lembo di terra peruviana adatta alla vita degli animali che ci vivono, per lo più mammiferi ed uccelli. La corrente infatti porta nella Riserva Nazionale di Paracas una grande quantità di plancton di cui questi preziosi e rari animali si nutrono.

Le Isole Ballestas fanno parte della Riserva Naturale di Paracas.

Visitare le Isole Ballestas

Il modo migliore per visitare le Isole Ballestas è un tour in barca.

L’escursione in barca infatti, sperando che il mare non sia troppo mosso, vi permetterà di affiancarvi alle isole e osservare da vicino i pinguini di Humboldt camminare goffamente sulle rocce, i leoni marini e le otarie orsine appisolati/e al sole (a me sembrava quasi si mettessero volutamente in posa per farsi fotografare), le sula piediazzurri con i loro bellissimi piedini color cielo e molte altre specie di uccelli migratori, tra cui pellicani e cormorani, che qui trovano cibo e riposo lungo il loro cammino.

L’ecosistema delle Isole Ballestas è prezioso anche per via del guano creato dagli escrementi della fauna locale che viene venduto in tutto il mondo come uno dei migliori fertilizzanti naturali.

Tutto questo rende le Isole Ballestas un territorio unico al mondo, un luogo dove terra, cielo e mare coesistono nell’armonia più totale.

In certi momenti mi sembrava come se mi avessero regalato una macchina del tempo e fossi approdata in un’epoca letta solo nei libri di scienze.

Il mistero del Candelabro

Candelabro geoglifo Perù
Il Candelabro

Poco prima di raggiungere le Isole Ballestas, lungo il tragitto in barca, vi imbatterete in uno di quegli enormi misteri della storia che ancora non è stato rivelato e chissà se mai lo sarà.

Si tratta del Candelabro (La Candelabra in spagnolo), un gigantesco geoglifo, alto più di 180 metri, con un diametro di 120 metri, chiamato così perché ha le fattezze di un candelabro.

Gli ultimi studi effettuati con il radiocarbonio sembrerebbero farlo risalire al 200 a.C.

Alcune persone ci vedono un cactus di San Pedro, un cactus dalle proprietà allucinogene utilizzato durante le cerimonie sacre dalla popolazione Chavín. Altri ci vedono una croce o ancora un tridente. I conquistadores spagnoli credevano rappresentasse la Santa Trinità.

Quel che è certo è che si brancola ancora in un mare di ipotesi e congetture.

Non si sa di chi sia opera e per quale motivo sia stato disegnato.

L’ipotesi più probabile è che fosse un punto di riferimento per i navigatori. Questa zona infatti è spesso avvolta da una nebbia fittissima e il candelabro che è visibile da circa 12 miglia dalla costa, poteva essere una sorta di faro per aiutare le imbarcazioni ad orientarsi.

Qualcun altro, soprattutto i sostenitori delle teorie aliene, ipotizzano una relazione tra il candelabro e le linee di Nazca che si trovano a circa 30 Km più a sud.

C’è chi, come lo studioso Renè Guenon, sostiene che rappresenti l’Albero della Vita, o ancora chi, come lo scrittore Beltrán García, dice che potrebbe essere stato un primordiale sismografo del passato.

Ma chissà dove sta la verità!

Penisola di Paracas

Se dopo la gita in barca alle Isole Ballestas avete del tempo libero, vi consiglio di pranzare in uno dei deliziosi ristoranti di Paracas. Pesce fresco garantito con una splendida vista sulle spiagge della Riserva.

E se, dopo pranzo, avrete ancora un po’ di tempo che vi avanza, potete visitare il museo Julio C. Tello, in cui potrete osservare com’era la Riserva di Paracas milioni di anni fa quando, al posto della terra ferma, c’erano solo l’oceano e i suoi abitanti, pressoché squali e balene. L’attrattiva più importante del museo è la laguna dove potrete ammirare i bellissimi ed eleganti fenicotteri rosa.

La strada per raggiungere Paracas vi regalerà viste sorprendenti sull’oceano intervallate da lunghi tratti di deserto. Se avete noleggiato una macchina, potrete fermarvi lungo le spiagge super ventose di Playa Roja e Yumaque, vicina alla famosa Cattedrale (La Catedral), un enorme scoglio che, grazie all’opera di erosione del mare e del vento, prese nel tempo la forma di una cattedrale. Purtroppo crollò in seguito al tremendo terremoto del 2007 ed oggi sono visibili solo i resti.

Come arrivare alle Isole Ballestas

Porto Paracas Isoel Ballestas

Si può arrivare alle Isole Ballestas via terra da Lima. Io personalmente ho usato la compagnia di bus Cruz del Sur, una delle migliori del paese, che arriva a Paracas da Lima in circa 3 ore e mezza. Altrimenti potete prendere l’autobus di un’altra compagnia con destinazione Pisco e da qui prendere un taxi fino a Paracas.

Vi consiglio di arrivare a Paracas la mattina molto presto, per poter prendere una delle prime imbarcazioni della giornata per le Isla Ballestas. Il tour dura circa due ore.

Informazioni utili per un’escursione alle Isole Ballestas

Il termine Paracas significa letteralmente “tempesta di sabbia” (Para= tempesta, Aca = sabbia).

Tutta l’area delle Isole Ballestas infatti è circondata dal deserto (Huacachina dista circa 70 chilometri) e per questo godono di un clima soleggiato tutto l’anno con pochissime piogge e una temperatura che varia dai 15 gradi invernali ai 22°C nella stagione estiva.

Vi consiglio di portarvi un poncho o una giacca impermeabile non solo perché potreste prendere acqua se il mare è particolarmente agitato, non solo per proteggere la vostra attrezzatura fotografica, ma anche, visto che qui di uccelli ce ne sono parecchi, per evitare spiacevoli cadute dal cielo (eheh!). Ricordatevi anche cappellino e crema solare ad alta protezione perché qui il sole picchia e, se ci sono le nuvole, potreste non accorgervene.

8 pensieri su “Isole Ballestas e Paracas: un viaggio oltre il tempo

  1. Ho letto molti articoli sul Perù, visto che non ci sono mai stata di persona, ma non avevo mai sentito parlare di queste isole. Mi piacciono un sacco i luoghi dove si possono osservare meraviglie della natura circondate da un alone di mistero, rendono l’esperienza ancora più bella ed emozionante. Grazie per avermi portato con te in questo piccolo angolo di mondo, presto o tardi spero di poterlo vedere con i miei occhi 🙂

  2. Non sono stata in Perù ma ne ho letto parecchio perché è una meta che vorrei visitare. Una decina di anni fa sapevo che su queste isole si poteva anche pernottare nelle case locali, è ancora così?

    1. Nelle isole non ci sono case. Sono abitate solo dagli animali. Ma credo si possa pernottare benissimo a Paracas. Dai locali non saprei. Io ho proseguito per Huacachina e lì ho pernottato.

  3. Non sapevo nemmeno dell’esistenza di questa riserva! Incredibile il mistero del candelabro. Magari era effettivamente una semplice segnaletica ma il non sapere precisamente a cosa servisse ci permette di creare quell’alone di mistero che rende il viaggio ancora più entusiasmante!

  4. Mi attira sempre di più il Perù e ti sto seguendo con molta attenzione. Non avevo mai considerato le Isole Ballestas ma ci andrei anche solo per vedere le zampine azzurre delle sule. E… io ne disegno ci vedo un cactus!

    1. È vero, quei piedini azzurri meritano di essere visti dal vivo. Io, pensa, c vedevo più il tridente. M sono immaginata, da brava amante della mitologia greca, un enorme Poseidone che imprimeva il suo tridente sulla roccia sabbiosa.

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