articolo assertività unadonnaalcontrario

Assertività: cos’è e come essere assertivi. La via per affermare se stessi tra neuroscienze ed energia

L’argomento “assertività” oggi sembra quasi inflazionato.

Sui social è un continuo rincorrersi di consigli su come comunicare, come dire di no e come farsi rispettare. Ma l’assertività non è solo un “manuale di conversazione”.

Come Counselor specializzata in neuroscienze e tecniche energetiche, vorrei vederci chiaro insieme a te. Perché essere assertivi non significa solo scegliere le parole giuste, ma sintonizzare il proprio sistema nervoso e il proprio campo energetico su una frequenza di valore e rispetto.

Ti va di scoprire come passare dal “reagire” allo “scegliere”?

*articolo aggiornato a gennaio 2026


Assertività: di che si tratta?

È ovvio che tutti noi vogliamo poter comunicare in maniera efficace.

Quante volte ci è capitato che un nostro discorso fosse completamente distorto o incompreso e che le nostre intenzioni venissero travisate?

Probabilmente ci siamo anche rimaste/i male, vero?

Del resto non si tratta solo di diventare grandi comunicatori per essere ospiti a un TED (ma magari, chissà, prima o poi ci capita).

Comunicare in modo ottimale è utile soprattutto nella vita quotidiana, nelle nostre relazioni, sia che si tratti di relazioni lavorative, sia che si tratti di relazioni sentimentali o d’amicizia.

Partiamo quindi dal conoscere la parola stessa “assertività” e il suo significato.

Assertività deriva dal latino “asserere” (=asserire) e indica un comportamento specifico con vari livelli.

Assertività e neuroscienze: come comunicare con efficacia
*

Chi è la persona assertiva?

La persona assertiva è colei o colui che:

  • Sa esprimere in modo diretto e chiaro le sue emozioni
  • Intesse una comunicazione senza giudizio
  • È in grado di ascoltare con attenzione la persona con cui sta comunicando
  • Afferma pienamente se stesso/a e i propri diritti senza ledere quelli dell’altra persona
  • Lascia andare ogni pregiudizio
  • Fa sentire la propria voce con gentilezza e rispetto reciproco
  • Sa valorizzare le proprie capacità
  • Ha a cuore il proprio benessere, fisico e psicologico, e quello altrui

L’autostima come radice della comunicazione assertiva

Queste cose implicano che essere assertivi vuol dire innanzitutto avere stima di sé.

Del resto se per primi/e non siamo convinti/e noi del nostro valore e delle nostre capacità, come potremmo pretendere di comunicarli in modo chiaro ed efficace agli altri?

💡 IN SINTESI: La persona assertiva

✓ Esprime emozioni in modo diretto e chiaro

✓ Comunica senza giudicare e ascolta attivamente

✓ Afferma se stessa rispettando gli altri

✓ Ha alla base una solida autostima

Tra la collera e il silenzio c’è di mezzo l’assertività

La comunicazione assertiva si trova esattamente a metà tra due comunicazioni disfunzionali. Quella aggressiva e quella passiva.

Ora, queste due comunicazioni, aggressiva e passiva, hanno in comune un’emozione, la stessa.

Sto parlando della rabbia.

Che ci si esprima attaccando o tenendo tutto dentro facendosi il fegato marcio, sempre di rabbia si tratta.

È una rabbia di tipo distruttivo, una rabbia che probabilmente ha radici antiche, legate a bisogni non soddisfatti in età infantile e rimane lì, latente, dentro di noi finché alla prima occasione di stress viene fuori nel peggiore dei modi.

E tra l’altro non porta ad alcuna soluzione, anzi nella maggior parte dei casi aggrava la situazione ancora di più. 

Ci tengo a dire che la rabbia non è sempre negativa e anche nella comunicazione assertiva si può utilizzare in modo positivo, per esempio quando ci esprimiamo per difendere qualcuno in una situazione di difficoltà.

Dell’aspetto positivo della rabbia ho parlato nell’articolo: Rabbia sì, rabbia no.

Il punto di vista delle neuroscienze: il ruolo dell’Amigdala

Quando non riusciamo a essere assertivi, spesso è perché il nostro cervello entra in modalità “attacco o fuga”.

Se la tua amigdala percepisce un conflitto come una minaccia mortale, ti spingerà verso l’aggressività o il silenzio punitivo.

COSA RICORDARE: Il cervello e l’assertività

Quando percepisci un conflitto come minaccia, la tua amigdala ti spinge verso attacco o fuga. L’assertività nasce dal mantenere attiva la corteccia prefrontale (la parte razionale) anche sotto stress. Non è debolezza, è saggezza neurologica.

Cosa significa stile assertivo?

Un ruolo fondamentale nello stile assertivo lo gioca senz’altro la comunicazione non verbale.

Mentre in un altro approfondimento abbiamo visto il potere delle parole per una comunicazione efficace, qui voglio concentrarmi su ciò che accade ‘sotto’ la superficie: la comunicazione paraverbale e non verbale. Perché il corpo non mente mai.

Probabilmente avrai sentito parlare di “ascolto attivo”.

Il linguaggio del corpo e l’ascolto attivo per essere assertivi

Sicuramente porsi nell’atteggiamento di ascoltare attivamente la persona di fronte a noi è il primo passo da fare per una comunicazione assertiva.

È fondamentale non interromperla, guardarla negli occhi, avere una postura con le spalle aperte, senza incrociare le braccia e possibilmente anche le gambe.

Stare in silenzio ma anche annuire, supportare con degli intercalari e respirare profondamente.

Mettere a tuo agio la persona che hai di fronte permetterà a entrambe/i di dialogare al meglio.

CHECKLIST: Comunicazione non verbale assertiva

□ Mantieni il contatto visivo

□ Tieni le spalle aperte e le braccia lungo i fianchi

□ Annuisci per mostrare ascolto

□ Respira profondamente

□ Non interrompere chi parla

Vantaggi di una comunicazione assertiva

Alla base ci deve essere il rispetto reciproco, il desiderare che entrambe le parti siano vincitrici.

A volte basta poco per farci chiudere in noi stesse/i, un’idea diversa rispetto ai nostri valori (religiosi, etici, politici), una strana sensazione, uno sguardo che non ci è piaciuto.

In questi casi cerca di andare oltre senza giudicare. Prova a ricordare cosa hai provato tu quando ti sei sentita/o giudicata/o e quando invece ti sei sentita/o ascoltata/o davvero, prova a chiederti come si sente l’altro/a.

Evita di dare consigli se non sono richiesti.

E quando verrà il tuo turno, esprimiti usando il pronome personale “Io”. Dì come ti senti o ti sei sentitə in modo diretto e sincero. Comunica i tuoi sentimenti, le emozioni provate, i valori in cui credi.

Schemi cognitivi disfunzionali

È molto importante prima di comunicare con gli altri, cercare di capire se la comunicazione con noi stessi è “pulita”, perché se ci sono di mezzo problemi di disistima o pregiudizi verso noi stessi/e, sarà difficile comunicare assertivamente con gli altri.

Come riconoscere i tuoi pensieri limitanti

È fondamentale cercare di vagliare se dentro di noi abbiamo acquisito convinzioni limitanti derivate da pensieri e comportamenti disfunzionali.

Ti faccio alcuni esempi di pensieri disfunzionali con una riformulazione funzionale:

  • Disfunzionale:Tutti mi devono amare“. Funzionale:Non posso piacere a tutti, e va bene così. Chi mi apprezza per come sono davvero è chi conta.”
  • Disfunzionale:Devo essere totalmente competente in questa cosa“. Funzionale:Posso imparare lungo il percorso. La competenza si costruisce con l’esperienza, non nasce perfetta.”
  • Disfunzionale:Gli altri stanno sempre bene“. Funzionale:Ognuno ha le sue battaglie, anche se non sono visibili. Posso onorare le mie difficoltà senza paragonarmi.”
  • Disfunzionale:Le persone spregevoli devono essere punite”. Funzionale:Posso proteggere i miei confini senza dover punire nessuno. La mia energia è troppo preziosa.”
  • Disfunzionale:Devo assolutamente preoccuparmi di quella cosa e pensarci sempre perché é pericolosa“. Funzionale:Posso prepararmi in modo ragionevole senza lasciare che l’ansia prenda il controllo della mia vita.
  • Disfunzionale:Il mio passato mi perseguiterà per sempre“. Funzionale:Il passato mi ha insegnato, ma non definisce chi sono oggi. Posso scegliere di evolvere.”
  • Disfunzionale:Devo trovare una soluzione altrimenti sarà tutto un disastro“. Funzionale:Posso fare del mio meglio con le risorse che ho. Anche senza la soluzione perfetta, posso gestire la situazione.

È semplice comprendere che i pensieri disfunzionali non portano a nulla di buono. Ma a volte sono così radicati nella nostra mente che diventano automatici, quasi in maniera inconscia.

Potremmo dire: “Vabbè, ovvio, se penso così, ci credo che le cose andranno male”, ma se osservi anche solo la sintassi di questa frase, ti balzerà subito all’occhio che essa stessa è disfunzionale.

Riprogrammare il dialogo interiore per essere assertivo

Prova a stilare una lista di possibili tue convinzioni limitanti. Non giudicarti mentre lo fai. Non devi mostrare questa lista a qualcuno. È una cosa che fai per te.

E dopo averla fatta, chiediti: questo pensiero è basato su qualcosa di logico? Le mie paure sono davvero così devastanti? Non è che forse riesco a fare quella cosa che mi fa paura e magari mi riesce anche bene?

Insomma fai un piccolo test con te stesso/a e prima di tutto, sii assertivə con te.

Ricordati che sbagliare è assolutamente umano e molto utile al proprio miglioramento personale.

Idem per quella cosina del cambiare opinione. Noi cambiamo continuamente, ci evolviamo, studiamo impariamo, viviamo. Perciò è nella natura delle cose cambiare idea su qualcosa o qualcuno.

Non c’è niente di male in questo, anzi fa parte dell’accrescere la conoscenza di noi. Di affermare, prima con noi stessi/e e poi con gli altri, i nostri bisogni e valori.

ESERCIZIO PRATICO

Prendi carta e penna. Scrivi 3 pensieri che ti limitano spesso. Per ognuno chiediti: “Questo pensiero è basato su fatti o su paure?” Poi riscrivilo in chiave funzionale, come negli esempi sopra. Questo è il primo passo per riprogrammare il tuo dialogo interiore.

Smetti di chiedere scusa

Non ti sto dicendo che non devi scusarti se hai sbagliato qualcosa o se hai ferito qualcuno, ma a volte abbiamo la tendenza a scusarci anche se respiriamo.

Hai presente quando dici: “Scusa se ti disturbo..”, o “Scusa se ti invio un’altra email..”, o “Forse ti sembrerà una cosa stupida ma…”.

Secondo te, cosa comunichi in questo modo?

Valorizzarti è fondamentale. Chiedere consiglio e confrontarsi lo è altrettanto. Ma poi bisogna avere fiducia nelle proprie idee.

Trasformare i “mi dispiace” in “grazie”

Invece di dire: “Scusa se ti ho fatto una testa tanta con questa storia”, dì: “Grazie per avermi ascoltatə”.

Invece di dire: “Scusa se ti rispondo solo adesso”, dì: “Grazie per la tua pazienza. Lo apprezzo molto”.

E per favore, non avere paura di dire no.

Dire no spesso e volentieri significa dire sì a se stessi/e, ai propri confini e al proprio tempo. Se senti che questo è il tuo scoglio più grande, scopri come smettere di sentirti in colpa nella mia guida su l’importanza di dire no.

Assertività: conclusioni

So che dietro l’incapacità di essere assertive/i spesso si cela la paura di essere giudicati/e negativamente o il timore di perdere l’affetto degli altri. Ma, credimi, essere assertivi/e non vuol dire essere egoisti/e: vuol dire onorare la propria verità.

Oggi sappiamo, grazie alle neuroscienze, che questo blocco non è una tua colpa, ma un circuito di protezione del tuo cervello. E grazie alle tecniche energetiche, sappiamo che quel blocco può essere sciolto, riportando equilibrio lì dove c’è stato silenzio forzato per troppo tempo.

Solo se ti rispetti, se ti valorizzi e se hai piena coscienza dei tuoi talenti, potrai essere davvero utile anche agli altri. La tua voce è un dono, non spegnerla per compiacere il mondo.

Vuoi passare dalla teoria alla pratica ed essere davvero assertivə?

Se senti che il tuo “No” resta bloccato in gola o che la tua comunicazione è ancora guidata dalla paura, non devi fare tutto da solə.

Prenota una chiamata conoscitiva con me e iniziamo a far fiorire la tua voce interiore.

Buona vita, anima al contrario!

*foto di NEOSiAM by Pexels

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.