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Imbolc: festa della rinascita e della purificazione

Ci sono tradizioni antichissime che in poche/i conoscono oggi e Imbolc è una di queste.

C’era un tempo in cui la natura dettava il ritmo dell’anno, un tempo in cui erano i contadini i veri depositari della conoscenza perché nessuno più di loro viveva a completo contatto con la natura.

Febbraio rappresentava un momento significativo nella loro vita. Il cibo conservato per l’inverno cominciava a diminuire. Nonostante facesse ancora molto freddo, le giornate iniziavano ad allungarsi preannunciando l’arrivo della stagione più mite. Era il periodo in cui nascevano i nuovi agnelli e il latte delle pecore portava cibo nelle tavole di casa: il burro e il formaggio diventavano il miracolo necessario per garantire la sopravvivenza negli ultimi mesi invernali.

Per noi oggi non si può parlare di sopravvivenza, ma siamo ancora in grado di riconoscere i segni di questa rinascita. Basta guardare la natura, osservare che il sole tramonta più tardi, cominciare a sentire i profumi di una stagione nuova, che non è poi così lontana.

Oggi perciò ti porto a conoscere la festa di Imbolc, partendo dalla sua storia ed etimologia, per poi vedere come adattarla ai nostri giorni e come può portare beneficio nelle nostre vite, qui e ora.

Imbolc purificare le nostre case

Significato etimologico di Imbolc

Nell’etimologia delle parole è spesso svelato il loro significato profondo.

Imbolc, ma anche Oimelc o Imbolg, ne contiene in sé più di uno.

Imbolc deriva da Imb-folc (= grande pioggia). Per gli antichi Celti rappresentava la festa della pioggia che purifica e lascia spazio alla nuova stagione. Cade infatti a metà tra il Solstizio d’Inverno e l’Equinozio di Primavera e corrisponde alla prima festa della Primavera.

Imbolc in lingua irlandese vuol dire “in grembo” e, in questo caso, ha due riferimenti: il grembo della Terra che accoglie i semi che germineranno al termine della stagione delle piogge e il grembo delle pecore che porta alla nascita dei nuovi agnelli.

Anche la parola Oilmec si riferisce a quest’ultimo evento. Vuol dire infatti “nel latte” o “latte ovino”.

Tradizionalmente Imbolc veniva festeggiata accendendo candele e fuochi proprio per celebrare la nuova luce che porta verso un nuovo e più prosperoso periodo della vita, per questo è conosciuta anche come festa del fuoco.

Simbolicamente rappresenta la rinascita, il momento ideale per purificare la propria vita da ciò che non ci serve più, dalle nostre credenze limitanti per andare verso qualcosa di nuovo.

La dea Brigid

È Brigid la star di questa festa. Chiamata anche Brigantia (o Briganzia), figlia del Dio Dagda e alter-ego della dea greca, Athena.

Brigid era la dea del triplice fuoco. Il nome stesso deriva da Breo (= fuoco). Il triplice fuoco da un lato è rappresentato da tre figure femminili legate alla fecondità (una vergine, una madre e una donna anziana), dall’altro da fabbri, poeti e guaritori di cui Brigid era protettrice nella sua funzione di guardiana del fuoco.

I fabbri (il fuoco della fucina) sono intimamente legati al mondo alchemico per la loro capacità di lavorare i metalli (l’alchimia aveva il potere di trasformare i metalli comuni in oro prezioso). I poeti (il fuoco della musa ispiratrice) erano considerati dai celti come divini, portatori di sacralità con i loro versi. I guaritori (il fuoco del focolare) per le antiche popolazioni rappresentavano chi poteva guarire dai mali fisici e spirituali. Ancora oggi in alcune isole britanniche sono presenti le “sorgenti di Brigit”, considerate acque guaritrici.

Ma la triplicità legata al culto di Brigit non è finita qui. Tre erano i suoi simboli sacri: la ruota del filatoio o anche ruota dell’anno che tesse le fila delle vite umane, la coppa (il grembo da cui tutto nasce) e lo specchio (simbolo dell’aldilà).

Brigid simboleggiava anche la nascita, la crescita e la morte, le tre fasi dell’esistenza.

Il suo animale simbolo è il serpente che, nel cambiare la pelle, porta anch’esso con sé il significato della rinascita.

Anche nell’antica Roma c’era una festa che ricordava Imbolc. Era chiamata Lupercalia ed era dedicata a Giunone, simbolo della fecondità femminile, e al dio Fauno, che rappresentava il potere fecondatore maschile.

Santa Brigida e la festa della Candelora

La festa di Imbolc nella cristianità corrisponde alla festa della Candelora, o festa della luce.

Brigit divenne Santa Brigida, badessa del monastero di Kildare e custode del braciere del fuoco perpetuo alimentato a turno da diciannove monache. Al termine dell’ultimo turno, la suora formulava la frase “Bridget, proteggi il fuoco. Questa è la tua notte”, passando il testimone direttamente alla santa che si occupava di mantenere il fuoco acceso il ventesimo giorno.

Il braciere rimase acceso per oltre mille anni fino al regno di Enrico VIII.

Anche Santa Brigida aveva un significato legato alla fecondità. Era infatti considerata la levatrice di Gesù.

Rituali di Imbolc: come celebrare Imbolc

Nel mondo nordico, ancora oggi, si festeggia Imbolc con riti tradizionali, come il letto di Bride o la croce di Brigid.

Mi piace in questa sede concentrarmi su come noi, così moderni, così scettici, possiamo approfittare di questo momento dell’anno per sperimentare qualcosa di diverso che porti beneficio alle nostre vite.

Imbolc rappresenta la purificazione e io voglio mettere il focus proprio su questo aspetto.

Per esempio possiamo purificare le nostre case, con incenso, oli essenziali come il pino e il bergamotto, o accendendo una o più candele bianche.

Possiamo “ripulire” anche il nostro corpo cercando di seguire una dieta disintossicante che elimini le scorie depositate durante l’inverno o facendo un bel bagno caldo purificante.

Ora più che mai allineiamoci al ritmo della natura. Siamo alla fine dell’inverno, le energie sono più basse del solito, ed è molto importante non spingere troppo ma trovare il tempo per riposare e ricaricare le batterie.

E mentalmente? Qui viene il bello. Questo è il momento ideale per buttare via i cattivi pensieri, le emozioni che ci fanno male, le idee che non ci piacciono più, che non fanno più parte di noi.

Le puoi anche scrivere in un foglietto e poi bruciarle.

Concentriamoci sul nuovo, sulla rinascita della nostra vita e dei nostri progetti, personali e lavorativi.

So che a volte queste feste lontane nel tempo e dalle nostre tradizioni, possono sembrare strane ma ho imparato molto negli anni da ciò che viene dalla tradizione contadina e dalla natura stessa, e ho sperimentato quanto bene faccia alla mia vita seguire il ritmo naturale delle stagioni e del tempo. Potremmo pensare che abbiamo quasi del tutto perso il potere dei nostri sensi e del nostro istinto primordiale. Ma non è così. Lo abbiamo ancora!

E ogni volta che mi approccio a questo tipo di tradizioni, è come un ritrovare un po’ di quella “me”, riscoprire il mio olfatto, la mia vista profonda, quella che vede l’orizzonte ma anche la parte viscerale di me.

In fondo provare non costa nulla. Che ne pensi?

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